Elogio della cinciallegra
La cinciallegra (allegra per noi, non per le altre cincie), un uccellino che pesa meno di venti grammi, è uno degli animali più feroci del pianeta. Se un'altra cincia dello stesso sesso (se è di sesso opposto se la fa) entra nel suo territorio, non pensa neppure a scacciarlo: lo uccide subito. E per ucciderlo usa un sistema atroce. Gli becca il cranio fino a forarglielo e da quel foro gli beve il cervello. In questo modo si assicura, con ragionevole certezza, la fedeltà della compagna. Non c'è niente da fare, c'è sempre da imparare dal mondo animale.
mercoledì 29 dicembre 2004
venerdì 24 dicembre 2004
giovedì 23 dicembre 2004
Genitori di se stessi
Bello ritrovarsi davanti lo specchio la sera prima di andare a letto. E mentre lo spazzolino compie il suo duro lavoro, rincontrarsi nello specchio dopo una lunga giornata e raccontarsi cosa si è fatto, cosa si è imparato, chi si è conosciuto di bello. Un po' come quando da piccoli si tornava da scuola e la mamma, mentre si mangiava, si faceva raccontare cosa ci aveva insegnato la maestra, che giochi avevamo fatto, in cosa eravamo cresciuti quel giorno. Era importante questo confronto in cui si prendeva coscienza delle cose imparate e ripetendole le si faceva del tutto proprie. Ed è bello conservare sempre quel costante spirito di miglioramento che ti spinge ogni giorno a creare un qualcosa, a crescere in qualche campo, a conoscere costruttivamente gente interessante, ad approfondire argomenti, insomma a far sì che la sera davanti allo specchio si abbia sempre qualcosa di interessante da raccontarsi. A far sì che ogni giorno che passa sia stato un giorno fondamentale della propria vita. A volte bisogna anche essere duri e sgridarsi la sera se non ci si è impegnati abbastanza. Bisogna nei momenti meno facili tirarsi le orecchie ed impegnarsi il doppio per far funzionare la vita. Bisogna anche premiarci quando la giornata è stata costruttiva. Secondo me è importante rimanere sempre un po'... genitori di se stessi.
mercoledì 22 dicembre 2004
Il buon giorno si vede dal mattino
Iniziare la giornata compilando un CID in un freddo parcheggio non è certo il massimo della vita. Ora sono al caldo da un'oretta e sto riacquistando la sensibilità agli arti inferiori, anche se un fastidioso mal di schiena sembra proprio essersi affezionato a me. Gli stati d'animo che ho attraversato nell'ultima ora sono stati nell'ordine: freddoloso fastidio di dover uscire di casa per andare a lavoro, gioia di entrare in auto assaporando già la tiepida carezza dell'aria proveniente dai bocchettoni, spaventata sorpresa nell'avvertire uno strano rumore durante la mia retromarcia, gelida realizzazione di aver cozzato contro un'altra auto anch'essa in audace manovra di parcheggio, rifreddoloso fastidio di dover riuscire dall'auto, spaesamento nel venir aggredito da quella che solo all'apparenza pareva una docile e piacente signorina, annebbiamento dei cinque sensi dato dal gelo che beffardo, e devo dire audace, si intrufolava in ogni minimo orifizio del mio vestiario, sforzo celebrale di dimensioni per me inaudite alle otto e mezza del mattino per compilare il CID, aggravato dal freddo che tende a rallentarte ogni mio ritmo vitale, soddisfazione nell'essere riuscito non solo ad addolcire la controparte, ma addirittura a scroccare telefono ed eventuale sconto in studio dentistico in cui lavora, sinistro piacere nel raccontare ai colleghi il dequalificante episodio al mio arrivo in ritardo in ufficio, sconforto totale alla comunicazione telefonica della mia Assicurazione che mi comunica di avere torto marcio, dato che ho scritto di mio pugno nelle note che "uscivo da parcheggio in retromarcia" segnando così la mia condanna. Maledetto freddo che rallenta le sinapsi.
martedì 21 dicembre 2004
lunedì 20 dicembre 2004
Che anche Lui ...
Oggi sembra che per fare il cielo abbiano usato quel cotone arrotolato, non a batuffoli, quello nei sacchetti convenienza. Nel camminare per strada ho notato su alcuni angoli particolarmente umidi dei palazzi strane zolle di muschio. Frammenti di corteccia e foglie costeggiano i marciapiedi. Anche le paperette nel laghetto qui dietro mi appaiono più legnose del solito. Prima mi ha attraversato la strada un ometto con un montone ... caricato sulle spalle!
Che anche Lui ... stia preparando il Presepe?
venerdì 17 dicembre 2004
giovedì 16 dicembre 2004
Ricetta del buonumore
- 100g di amici veri
- 50g di ironia
- 3 tuorli di autostima
- 2 cucchiai di lacrime
- 1 bicchiere della tua musica preferita
- 1 ciotola di sorrisi
- 1 cane che fa la cacca
- calore umano
- colori a piacimento
Montate i tuorli di autostima con gli amici veri in una casseruola a bagnomaria fino ad ottenere un composto omogeneo e stimolante. Aggiungete quindi i due cucchiai di lacrime e continuate a montare con la frusta fino a che il composto avrà perso un po' della sua spocchiosità.
Nel frattempo mescolate in una terrina a parte la ciotola di sorrisi con il bicchiere di musica stando attenti a non far impazzire il tutto.
Unite quindi i due composti e amalgamate aggiungendo anche i 50g di ironia. A questo punto controllate che il calore umano sia in temperatura ed infornate.
Prima di servire spolverate il tutto con colori a piacimento.
Per conferire ancora più buonumore al risultato è possibile accompagnare la ricetta con la faccia di un cane che fa la cacca.
Buon divertimento
mercoledì 15 dicembre 2004
A chi sa masturbarsi per il gusto
... e le masturbazioni celebrali
le lascio a chi è maturo al punto giusto
le mie canzoni voglio raccontarle
a chi sa masturbarsi per il gusto.
Mi son svegliato con questi versi in testa e penso siano una regola di vita da non trascurare. Cercare di non buttare al vento le proprie cose importanti, ma dedicarle a persone che valgono. A chi sa masturbarsi per il gusto. A chi sa godere appieno della vita senza falsi problemi. A chi le cose le fa e non pensa solo di poterle fare. A chi non si vergogna di quello che è e che fa, perchè è pienamente cosciente di quello che è e fa. A chi non porta una maschera per piacere e se ne frega se non piace a tutti. A chi ha degli ideali e dei motivi di vita veri in cui crede, per quanto possano essere diversi dai miei. A chi non passa i giorni immaginando e sognando la vita che vorrebbe, ma lavora duro ogni giorno per costruirsela. A chi sa masturbarsi per il gusto.
martedì 14 dicembre 2004
Serata pascolo
La mondanità stanca. O almeno mi stanca ... non c'ho più il fisico. E così dopo una settimana di feste a Corte ed un weekend ricco di cene gaudenti, è bello gustarsi una bella serata da svacco totale. Una bella serata al pascolo. Rientrare nella mia tana domenica sera. Disfare la valigia. Riporre la minestra di fagioli che la nonna ha premurosamente preparato per me in frigo. Sfilarmi il cappello da giullare, facendo ben attenzione a non far suonare i campanelli. Il tutto con i ritmi vitali -4x. Tutone da supersportivo ... che effettivamente fa stare più comodi sul divano. Calze senza fastidiose scarpe o ciabatte. E poi lasciarsi cadere sul divanone e farsi abbracciare dai suoi morbidi e spumosi cuscini come un abbraccio. Un bel film in cassetta di quelli che vale la pena vedere. Cesto di mandarini strategicamente sistemato alla distanza che mi consenta di consumarli senza muovermi troppo. Eventuale caffè già pronto sul gas, solo da accendere. Con la saggezza di uno stanco ruminante mi godo il pascolo. Rallento il respiro. I movimenti. La parola. I pensieri. E ritrovo un po' di quella bambinesca tranquillità. Di quell'innocente piacere nel far nulla. Di quella vita pulita, ancora da costruire. Di quel piacere che hanno i bambini nel non aver nessuna responsabilità, nulla di fondamentale da fare se non quello che gli da piacere. L'infantile, spietata, ma anche naturale, predisposizione a non avere nessuna persona a cui pensare oltre se stesso. Nessun progetto per il giorno dopo. Lasciare la mente libera di volare completamente ... nel nulla reale, ma nel tutto fantastico. Godermi il foraggio in santa pace sapendo che il pastore mi sta già preparando la stalla.
venerdì 10 dicembre 2004
Harry Houdini
Dal lento scorrere di antiche locandine ad un tratto appare lui. Come per magia. Il più grande illusionista di tutti i tempi. Perchè lui è sempre stato onesto. Non ha mai abbindolato le persone proclamando le sue capacità extrasensoriali o facendo credere che le sue performance fossero dovute a particolari arti magiche. Ha sempre fieramente affermato che lui era un creatore di illusioni. La finzione era il suo regno. Il giocare con i sensi, le percezioni fisiche delle persone. E' forse questa è vera magia. Sottoporsi a difficili, se non quasi impossibili, esercizi fisici. A vere e propie torture. Per il suo pubblico. Lui. Che si faceva completamente incatenare ... poi andava in discoteca ... e si scatenava!
L'omino di caramello
Ho ritrovato la mia virile mascolinità e la mia beffarda vena sarcastica finalmente. Ma devo dire che c'è qualcosa ... dentro ... nascosto ... un qualcosa che ogni tanto si fa sentire ... o forse un qualcuno ... un piccolo essere ... lui ... l'omino di caramello. Ogni tanto fa capolino e dice la sua. Si fa sentire, a volte urla persino. Ora dice che con lei ci sto proprio bene, perchè mi sa trasmettere quella sensazione bellissima ... con lei mi sento a casa ovunque io sia.
giovedì 9 dicembre 2004
Viaggio nel tempo
Un interessante pranzo in compagnia di un erudito ingegnere disquisendo della possibilità del viaggio nel tempo. Tutto è partito da una mia osservazione su un libro di H.G.Wells. Ben presto però l'istinto tecnico ingegneristico si è impadronito del mio commensale che si è lanciato in una serie di tecniche elucubrazioni sulla effettiva fattibilità del pionieristico progetto. Preciso che la mia cultura in fatto di fisica quantistica, fotoni, energia molecolare si basa fortemente, e quasi completamente, sulla visione di alcune puntate di Star Trek. Mi sono quindi piacevolmente sorpreso nel riuscire a sostenere una conversazione abbastanza credibile. Infine abbiamo assodato che se un corpo riuscisse anche solo ad avvicinarsi alla velocità della luce per lui il tempo si fermerebbe, mentre per il resto del mondo continuerebbe a scorrere. Quando per il mondo sarà passato un secolo per il corpo non sarà passato neanche un secondo. Viaggerebbe così nel futuro. Certo bisogna tener conto del fatto che un corpo alla velocità della luce si disintegrerebbe e diventerebbe luce lui stesso, impedendogli esercizi semplici come allacciarsi le scarpe. Ma bisogna pur pagare un prezzo. Per il viaggio nel passato è un po' più complicato. Alcuni ipotizzano che se alla velocità della luce il tempo si ferma, superandola dovrebbe iniziare a scorrere a ritroso (tutto questo considerando il tempo come un piano e non come una successione spazio-temporale). Potremmo così uscire dal piano temporale e scegliere dove dirigerci ... o meglio quando dirigerci. Naturalmente sono stati preventivati dei rischi anche nel salto temporale verso il passato: si rischierebbe di venir catapultati direttamente durante una serata in compagnia di un assicuratore.
La cura
Bevo caffè nero ristretto. Scelgo sempre quelle brioches al castagnaccio che giacciono da mesi sul fondo del fornetto al bar. Mi infilo in ogni affollatissimo supermercato natalizio che trovo... senza aver nulla da comprare. Passo ore nel reparto giochi circondato da grida e pianti di capricciosi infanti. Al mattino appena sveglio cammino scalzo sul pavimento gelido. Quando faccio la doccia lascio che lo shampoo mi coli negli occhi ... aperti. Riesco, quando mi lavo i denti, a centrare sempre la pellicina che collega il labbro superiore con le gengive. Parcheggio sempre a kilometri da casa ... soprattutto se sono carico di borse e valigie. Guido diretto verso il sole al tramonto, quella bella palla rossa accesa, senza occhiali da sole e aletta rigorosamente alzata. Lascio volontariamente il cellulare acceso la notte di modo che il solito amico di turno mi chiami alle quattro del mattino quando io mi devo svegliare alle sette. Mi carico di energia statica strofinandomi con il maglione di lana sulla tv e poi mi aggiro per casa toccando interruttori a tutto spiano. Spedisco una bella mail di gentili saluti alla mia ex. Compro biscottini alla cannella ... e non solo ... me li scaldo pure prima di ingurgitare quelle schifezze. Prendo sempre la parte ad angolo della pizza. Attendo con impazienza la telefonata della Bofrost ed ausculto tutte le magnifiche offerte sui surgelati che hanno da propinarmi. Lascio il rubinetto girato tutto sul caldo per quando lo riaprirò distrattamente e di fretta. Nelle giornate in cui il clima è particolarmente rigido prima di uscire dal bagno spalanco la finestra e la lascio così finchè non devo rientrarci ... ed ho la tazza sotto la finestra. Afferro gli occhiali per le lenti, dopo essermi messo una untuosa crema idratante per mani ... di quelle che non si assorbono mai. Cerco rigorosamente di dormire solo con ragazze che russano come boscaioli. Metto i cornflakes nel latte e poi aspetto dieci minuti prima di mangiarli. Quando spremo il limone miro bene, all'occhio. Mi faccio la barba a tre passate di lametta, ma una solo di schiuma. E devo dire ... che un po' la dolcezza mi sta abbandonando.
martedì 7 dicembre 2004
Dolce morte
Non so che mi succede. Probabilmente una mielosa sostanza aliena sta avanzando nel mio sistema linfatico. Una qualche strana forma di vita si sta impadronendo delle mie facoltà. Mi è stato fatto giustamente notare che tendo a diventare sempre più schifosamente melenso e sempre meno beffardo. E la cosa più preoccupante è che non me ne accorgo. Vengo colto da una specie di "trans diabetico" (e non è un travestito con problemi di glicemia) e tutto ciò che penso viene rivestito da una morbida e dolce glassa. Brrrrrrr... Devo assolutamente farmi degli esami completi interni per capire che succede. Tutto questo zucchero rischia di rovinare irrimediabilmente i miei campanelli.
Ciao a tutti. HopFrog si ricovera per un po'.
venerdì 3 dicembre 2004
La sincerità dei colori
Sì. Sono decisamente la cosa più sincera che esista. Sono coerenti. Il bello dei colori è che sono uguali anche visti da dentro. Provate a mescolare un vasetto di rosso carminio. Per quanto giriate, scaviate, rivoltiate, è sempre rosso. Ovunque. Non mente. Non cela niente. Non nasconde i suoi sentimenti. Non cerca di ingannarci. Non nasconde lati oscuri del suo carattere. Il colore è schietto, innocente, privo di ogni malizia. Trasmette ciò che è, la sua essenza, le sue emozioni nel modo più puro e perfetto che esista. Per questo comunicare con loro è rilassante. Quando sono in loro compagnia posso anch'io essere me stesso fino in fondo. Possiamo dialogare apertamente senza paura di esporci. Possiamo trasmetterci emozioni vere e pure. Scambiarci impressioni. Divertirci, giocare, pensare ... anche piangere. Ecco come si capisce di aver trovato una persona speciale nella vita, quando ti ci puoi rapportare con la stessa sincerità dei colori. Allora saprai di aver finalmente trovato il tuo complementare.
giovedì 2 dicembre 2004
Eppure resisto
Il processo di condizionamento della mente di noi poveri umani, da parte del dio mediatico e consumistico, penso sia riuscito in qualche modo ad intaccare le mie solide e robuste difese. L'altro giorno sono entrato in una specie di trans e mi sono sorpreso a fischiettare Jingle Bells e disegnare Babbo Natale mentre aspettavo il prof di inglese. Al primo di dicembre! Non è normale. Decisamente non è normale.
...e la belloccia compagna di banco non ha tardato a farmelo notare.
mercoledì 1 dicembre 2004
Elogio del bruco
Lui vive un'intera vita da reietto. Suscitando disprezzo nelle persone. Strisciando nei posti più infimi. Preso a modello per spietati insulti. Deriso per le sue movenze non proprio eleganti. Cibandosi sempre delle stesse foglie ... sulla stessa pianta ... se non di qualche frutto avariato. Un'esistenza veramente poco invidiabile. Ma è quando questa sua mera esistenza giunge al termine che il bruco si prende la sua rivincita. Lui non si spegne come ogni altro essere vivente, consumandosi come una candela. Non invecchia. Non decade. Anzi, fa di più! Dopo essere stato per tutta la vita l'animale più disprezzato, deriso, schifato, un essere invertebrato e strisciante ... diventa per un giorno l'essere più delicato, leggero, poetico, emblema di ogni bellezza. Vive un'intera vita da bruco quando potrebbe essere ben altro, consapevole di quello che lui è in realtà. Guardando con sufficienza chi lo deride. Sorridendo alle battute sul suo corpo. Soprassedendo alle reazioni schifate di chi lo incontra. Fregandosene di essere emarginato da quelli che si credono migliori. Me lo immagino mentre mastica la sua fogliolina ed intanto ci guarda. Con un sorrisetto sul viso. E pensa: - Ridete. Gridate pure schifati. Calpestatemi. Prendetevi gioco di me. Rifiutatemi. Poveri stolti. Voi non sapete, non vedete, voi non sarete mai ... una farfalla. -
martedì 30 novembre 2004
venerdì 26 novembre 2004
Un po' più su
Non c'è niente da fare. Sono emozionalmente dipendente dalla musica. Non riesco a trattenermi. Certe canzoni possiedono evidentemente qualcosa che risveglia alcune sinapsi nella parte più limbica del mio cervello. Non riesco a controllarlo. Non riesco a vivere la musica in modo distaccato come molti fanno, anche quando l'ascolto in macchina o di sfuggita al supermercato. Mi rapisce. Mi entra dentro e cambia il mio modo di sentire le cose. Di vedere le persone. Di provare emozioni. Così come in un film la colonna sonora sottolinea ed amplifica le situazioni, così nella mia vita la musica mi trasporta in una dimensione ... come dire ... un po' più su, ecco! E' sempre questa realtà, ma è ... un po' più su.
giovedì 25 novembre 2004
Passami il ferro cinque
La vita ha molti paralleli con il gioco del golf. Per fare qualsiasi cosa, anche la più elementare, c'è chi riesce con il numero giusto di colpi, chi, con metodi più o meno ortodossi, raggiunge lo scopo con il minimo di tiri e chi si deve sudare la buca fino all'ultimo. Io sto sempre par7 ad ogni buca.
mercoledì 24 novembre 2004
A volte basta una parola
Non so perchè, ma ci sono alcune parole che mi regalano un piacere particolare, quasi fisico direi, nel pronunciarle. Forse obbligano la tua lingua e la tua bocca a movimenti inusuali, o ricordano inconsciamente al cervello qualche pratica sessuale. Ognuna di queste parole mi regala un'emozione diversa. Quando sono un po' tristolino e nemmeno il mio naso rosso riesce a strapparmi un sorriso, la parola "lapislazzuli" sa risvegliare in me il gaudio e la gioia di vivere. ...lapislazzuli...eh eh eh... è più forte di me. Altre parole invece trasmettono emozioni più sanguigne, carnali, sono parole che ti riempiono la bocca come "tortona", "cremona", "burro", "uovo", solo pronunciarle risveglia corpose sensazioni. E' bello sapere di avere sempre dietro un antidoto per i momenti di fiacca, che non richiede custodie e siringhe. Perchè, a volte, basta una semplice parola.
martedì 23 novembre 2004
lunedì 22 novembre 2004
Cantiere aperto
La disperazione di un giovane lo può portare anche all'IKEA una domenica pomeriggio. Entro con il più sano entusiasmo nel cuore, ma il mio gioviale sorriso svanisce sempre più alla vista di quei mobili di cartapesta, rivestiti di finto legno, laccato con i colori di un altro legno ancora. Delusione qualitativa che si somma allo spropositato valore monetario attribuitogli. E quando il disincanto si era ormai quasi del tutto impossessato di me, eccolo. Bello, scuro, pelle d'ebano, è lui, Markör. Nome da fotomodello svedese, piedi ben piantati a terra. Il tavolino venuto dal freddo. Un coupe de foudre. Proprio figo. Il prezzo non è esagerato. Non avrà sicuramente la qualità di un tavolo artigianale... ma sono sempre stato un esteta. Preso. E devo ammettere che nel prezzo del mobile è anche compresa la gioia e la soddisfazione personale di assemblarlo con le proprie mani. Ogni sano uomo ritrova il divertimento bambino dei lego ed al contempo le primitive soddisfazioni derivanti dagli arcaici piaceri del costruirsi la propria tana. Una scarica di testosterone ad ogni colpo di cacciavite. Così a torso nudo e jeans da lavoro. Ed una volta finito una bella birra ghiacciata ammirando la propria opera stagliarsi come un marmo di Canova. Ora la mia casa ha un tavolino. Hanno preso il via ufficialmente i lavori di ristrutturazione interna della tana. Previsione fine lavori...
venerdì 19 novembre 2004
La patata tira
Incredibile la quantità di moscerini, che può creare una patata dimenticata dalla tua ex-coinquilina dietro le pentole nel mobile della cucina. Ed ancora più incredibile è la sfiga di scoprirlo alle otto del mattino mentre ti fai il caffè. Rimani pietrificato ed immobile attendendo che il tuo cervello elabori la situazione. Che fare? 1)Faccio finta di niente, rimetto davanti le pentole, mi bevo il caffè e ci penso domenica sera 2)Programmo delle visite guidate a questo spettacolo della natura 3)Spruzzo una marea di deodorante sperando che muoiano da sole prese dal senso di colpa per la loro scarsa igiene personale 4)Abbandono il caffè nel suo scrigno di acciaio, mi rimbocco le maniche e armato di candeggina ripulisco il tutto. Inutile dire che, forse complice la mia congenita confusione mattutina, ho optato per l'ultima soluzione. Niente colazione, niente barba fatta, valigia per il we approntata alla rinfusa (probabilmente ho dimenticato il mio cappello da giullare preferito), ed in più nel cuore il dolore di aver provocato un entomologico genocidio.
mercoledì 17 novembre 2004
Pirata
La moda dell'orecchino maschile è nata con i pirati. Portavano questi monili d'oro all'orecchio di modo che, in caso di morte improvvisa, chiunque potesse prenderlo ed utilizzarlo per il pagamento della cassa. Affascinante questa estremizzazione dell'autonomia e dello spirito nomade dell'individuo. Niente case, banche, parenti o amici. Se stessi, la propria vita tutta addosso.
Quanto mi piacerebbe ogni tanto essere un pirata.
Lieti presagi
Allegre palle colorate iniziano a far capolino dai volantini pubblicitari che ogni giorno tracimano dalla mia buca delle lettere. Passeggiando per il centro paciosi Panettoni mi salutano dalle vetrine delle pasticcerie. Nuove e fiabesche luci si affiancano ai soliti lampioni. Lo sento. Il canuto e corpulento signore in rosso si sta finalmente lisciando la barba e lucidando gli scarponi.
martedì 16 novembre 2004
Gestapo alive
Entro nell'atrio di Palazzo Grassi. Bello, immenso e rimango rapito, un po' come tutti, dalla mastodontica ricostruzione tridimensionale del "sogno provocato dal volo di un'ape intorno a un melograno". Le ciclopiche forme delle due tigri, l'imponente pesce rosso e l'immane melograno risvegliano in me un fanciullesco desiderio di possessione. Impossibilitato, per ovvi motivi, alla possessione fisica di quell'immenso mi accontento di un puerile ricordo figurativo. Va beh... pazienza. Salgo al primo piano dove ha inizio la mostra e prima di addentrarmi nel vero, allucinato mondo di Dalì volto lo sguardo e mi trovo ancora davanti la fallace tigre che già mi aveva rapito dabbasso. Ma sì...faccio una fotina...ai quadri no...vengono uno schifo...meglio comprare il catalogo...ma questa...non c'è neanche sul catalogo...neanche sulle cartoline...la macchina me l'hanno fatta lasciare giù...maledetti...ma ho il cellulare...ma sì...una fotina in qualità "orrible" con il cellulare...tanto per avere un ricordo...puntare...CLICK! Da non so quale oscuro meandro scaturisce all'improvviso una guardiana che mi si avvicina e con fare da Gestapo mi intima di cancellare immediatamente la foto dal telefono pena la sua requisizione. Non mi dilungo in discussioni che so già inutili sull'assurdità della cosa, mento spudoratamente dicendo di non aver ancora scattato e metto via il cellulare. E come se questo non bastasse vengo seguito per tutto il tragitto della mostra come neanche un gruppo di turisti iracheni con evidenti rigonfiamenti sotto le giacche in visita alla Casa Bianca. L'assurdità della non riproduzione fotografica delle opere viene giustificata dalla necessità di vendere cataloghi e cartoline: non va bene, ma viviamo in un mondo capitalistico in cui la cultura viene pacchettizata e per ora bisogna accettarlo. Ma l'accanimento inquisitorio del personale addetto al controllo mi fa preoccupare veramente. L'ottusità e la completa mancanza di elasticità mentale nell'applicazione di regole imposte mi fa presagire un sinistro futuro alla Asimov. Dove però non saranno i robot a sostituire l'uomo, ma l'uomo ad essere educato a pensare come robot. Brrrrr!!!!!!!!
lunedì 15 novembre 2004
Venezia val bene una messa
Vorrei potervi dare un'idea del chiaro di luna, ma è impossibile. Venezia al chiaro chiaro di luna è una città incantata; la luce argentea che inonda l'architettura moresca, l'assenza perfetta di ogni suono aspro di motori e progresso, la musica incessante delle acque producono sulla mente un effetto che non si può provare, ne sono sicuro, in nessun'altra città del mondo. E poi l'aggirarsi per le calli veneziane sotto la pioggia, con le tenebre che ti avvolgono e quella perenne sensazione di smarrimento, di mai sicura collocazione geografica che ti accompagna, che ti fa un po' pioniere ad ogni angolo di strada. Per quanto tu conosca il tragitto nulla è mai dato per scontato, nessuna via è mai l'unica percorribile. Ti lasci rapire dal lume di un vecchio lampione che fa capolino da un calle sconosciuto. E nel seguirlo ecco che ti incuinei in sempre più angusti passaggi, fino a che l'improvviso apparire di un canale o di una madonnina di gesso, incastonata in quel che fu splendido oro, ti intimano di fermarti. Allora, come in un assurdo ed architettonicamente meravoglioso labirinto, ti volti e parti alla ricerca di nuovi inesplorati percorsi. Come un pioniere da giorni nella giungla che spostando una foglia di palma si ritrova finalmente sul mare, balziamo inaspettatamente fuori da questo meraviglioso intricato groviglio. La mente fatica, dopo gli esigui spazi a cui aveva dovuto abituarsi, a riprendere confidenza con questa vastità. L'acqua, che ricopre tutta la piazza e lambisce i tuoi piedi, pare una performance artistica della città stessa. E mentre del tutto rapito dal bello, in completa estasi ammiri cotanto splendore... un piccione ti ricorda che siamo pur sempre mortali e schiavi quindi, dei fisiologici istinti.
martedì 9 novembre 2004
Inside
Un allegro tintinnio di sonagli mi avverte che i miei pensieri si stanno muovendo. Le sinapsi si sollazzano baloccando con i miei più nascosti desideri. Nuove creazioni stanno per essere partorite, lo sento. Sento che la materia grigia si sta destando. L'emisfero sinistro sta per avere il predominio sulla sua dolce metà destra. La lotta intestina, o meglio forse cerebrale, sta per essere vinta ancora una volta dalla frivolezza, dall'elasticità, dal gaudio, dal godimento, da quel sano e mascalzone entusiasmo. C'è chi porta dentro di se un bambino, chi un inguaribile romantico, chi un guerriero ispanico, chi una dolce principessa, chi lo spirito di un indomabile eroe... a me è toccato, un beffardo giullare.
Ieri sera mi sono invitato a cena
E' bello dedicare un po' di tempo a se stessi. Staccare il telefono. Accendere lo stereo. E quando si diffondono le prime note partorite da una chitarra jazz, aprirsi una bella bottiglia di Ruchè. Versarsene un bicchiere. Mettere su il risotto. E mentre dalla cucina caldi e profumati vapori irradiano l'ambiente, tu dal divano ti gusti il tuo rosso, accompagnato solo dalle note della musica che si fondono con quelle provenienti dal pentolame. I caldi e rotondi bollori del cibo in cottura donano quasi una materialità ai profumi provenienti dalla pentola. I rumori esterni vengono annullati, i vetri si appannano facendo sembrare il tuo spazio immerso nell'ovatta. E per quella sera sei ospite della tua calda tana.
lunedì 8 novembre 2004
Giungla metropolitana
Dopo un weekend a spaccare legna in campagna, con la resina che impregna i profumi nelle tue narici e il testorone che ringrazia per questa riscoperta di virile lavoro, duro è il ritorno nella metropoli. Il sonno del boscaiolo è un sonno veramente ristoratore ed al risveglio non ritrovi quelle strane sensazioni di post-sbornia perenne: mente annebbiata, incapacità di pronunciare semplici locuzioni, difficoltà nella deambulazione. La mente è fresca, il corpo agile e scattante. Quasi non ti riconosci mentre al primo trillo di sveglia balzi giù dal letto e con agile passo ti appropinqui verso la cucina...e dico cucina perchè sai che anche la tua vescica oggi riuscirà a resistere fino alla messa in opera della caffettiera. Alle otto del mattino sei carburato come di solito sai essere solo verso le undici-undici e mezzo...di sera. Con questa energia, e forse con il cervello ancora convinto di dover andare per boschi a cercare nuovi tronchi d'albero da abbattere con poderosi colpi di accetta, monti a cavallo del tuo moderno destriero e ti avventuri sul sentiero che ti porta a lavoro. Ed è qui che vieni crudemente a contatto con la realtà metropolitana che per un attimo avevi dimenticato. Quanto aveva ragione la mamma di cappuccetto rosso...mai lasciare la strada nel bosco...ma io l'ho fatto. Per poter accedere ad un bancomat, prudentemente nascosto al viaggiatore ignaro, ho dovuto lasciare l'abituale percorrenza del viale per avventurarmi temerariamente nel...controviale! Il controviale la mattina è una selva. Non vi sono regole. Non vigono sentimenti. Non vi sono precedenze. Vige la legge del controviale...se legge può essere. Le piante ti dividono dalla luce ed in questa penombra irreale fiere metalliche ti aggrediscono balzando fuori dai loro moderni rifugi. Ecco uno scooterone apparire da dietro un bidone, un camion che investe la strada balzando fuori da un portone, l'agile fuoriserie converge veloce sulla tua traiettoria provenendo da un viottolo laterale. E poi eccolo, lo aspettavi. Il moderno gippone. Che incurante dei passanti fuoriesce tranquillamente dalla sua tana in mezzo agli alberi. Persino il tuo cervello, infervorato dal vano desio di un ligneo avversario da abbattere, si trova spiazzato da tanto furore e gioisce quando, grazie ad un'abile e spiazzante manovra, si ritrova infine la strada per il viale.
E tornammo infine a rimirar le stelle.
venerdì 5 novembre 2004
Protesta
Sprazzi di sole...calore...cappotti appesi e giubbotti sotto braccio...occhiali da sole...pantaloni corti...ma...?!? Dove sono le pantofoline calde? Le sciarpe attorno al collo, i bimbi imbaccuccati...con i guantini a dita unite, il fumo che esce dalla bocca mentre parli con lei per strada, la cioccolata calda, i corroboranti minestroni, i caminetti scoppiettanti, il maglione collo alto che ti pizzica la pelle, le foglie rosse e gialle che colorano le strade, ma...oooooooooooooooooohhhhhhhhhhh...e beh?!? Li rivoglio!
P.S. E anche alla svelta!
mercoledì 3 novembre 2004
Presente!
Prendersi mezza giornata da lavoro ed incamminarsi sotto la pioggia silente in cerca della libreria scolastica. Una volta acquistati sfogliare i tuoi nuovi "libri di scuola". Il profumo sprigionato da quelle pagine risveglia nella memoria immagini di temperini, polvere di grafite nell'astuccio, brioches spiaccicate sul fondo della cartella e un'improvvisa voglia di fare ti investe e ti viene voglia di prendere le tue matite colorate e tempestare di colori tutte le pagine del tuo nuovo libro! I compagni di banco, l'intervallo, appendere il cappotto, combattere per il posto dietro, alzare la mano per andare in bagno, il gesso sulle dita. Il gusto di posare l'astuccio sul banco, tirare fuori le biro colorate, sistemare la brioches accanto al quaderno... e dare una bella tiratina alle trecce della bambina seduta davanti.
Sono due anni che ho finito di studiare, ma non c'è niente da fare...non sarò mai una di quelle persone veramente "finite". Non riuscirò mai a dire - Bene, ho finito di studiare ed ora mi metto a lavorare sodo -. Non ce la faccio! Mi manca. Adoro sentire il rumorino delle rotelle che girano sotto il mio cappellino a sonagli. Adoro sentire il cervellino che cresce, scalcia, si muove. Sono curioso, ma di una curiosità scimmiesca. Quella che non ti da pace...ti obbliga a sollevare i cappelli dei passanti per vedere che c'è sotto, a infilare bacchette nelle tane delle formiche, a toccare tutto quello che capita sotto mano, ad annusarlo, ad assaggiarlo.
Ora vado, devo smontare il computer e vedere che c'è dentro...
martedì 2 novembre 2004
venerdì 29 ottobre 2004
Grigiore esistenziale?...Naaa!
Penso che anche nel grigio ci sia una nascosta voglia di fare. Penso che il grigio non sia altro che un miscuglio di altri colori. Come in un'alchemica preparazione di una tempera in cui il grigio non è altro che la somma di altri pigmenti in egual misura. Forse è questo...l'equilibrio di tutti i colori. In realtà questo cielo nasconde la violenza dei rossi, il calore dei gialli, la serenità degli azzurri...senza obbligarci a vederne un solo aspetto. Un caldo tramonto ci emoziona, così come un bel cielo terso, o una temporalesca atmosfera. Ma anche questo cielo grigio ha il suo fascino. Ci dona il potere di vederci ciò che vogliamo, è una tela grigia su cui noi possiamo dipingere le nostre impressioni, le nostre emozioni, i nostri pensieri.
mercoledì 27 ottobre 2004
Sì!
Sole che ti scalda al pelle del viso e le regala un ricorda di estate...cielo blu che ravviva i colori che hai intorno...aria fresca e pulita che ti invade i polmoni, li tonifica e li asciuga dopo le lunghe giornate umide e piovose...è decisamente uno di quei giorni in cui potrei dare il via al mio piano di conquista del mondo.
martedì 26 ottobre 2004
Elogio del caffè
Svitare…acqua fin sotto la valvolina…filtrino…un cucchiaino…ancora uno…ancora…ecco…chiudere…beneee…là. Accendere il gas…appoggiare delicatamente…e…aspettare. Aspettare che la sua dolce aroma invada la stanza e le tue narici. Che il suo caldo ribollire ti scaldi il cuore e risvegli ricordi di cene festose e tristi pomeriggi, di affollate tavolate di amici, di serate intime tazzina a tazzina, di amare confidenze o dolci sfoghi, di solitarie colazioni…che solitarie non erano. Può essere amaro o dolcissimo. Lungamente comprensivo o strettamente duro. Con latte, cacao, cioccolato, panna… ma nessuno di questi altri gusti lo sovrasta, anzi ne esalta le qualità. Accetta le contaminazioni di altri senza per questo sminuire loro o se stesso. Fa proprie le loro caratteristiche e le esalta esaltandosi a vicenda. E’ sempre il fulcro, l’animatore in una festa di gusti a cui tutti sono invitati. E’ aggregazione. La miriade di suoi utilizzi nati negli anni sono uno specchio delle tipologie umane. Possiamo riconoscere nella gente di tutti i giorni lo stanco procedere del lungo, la schizzata frenesia del ristretto, la paciosa simpatia del cappuccino, la sinistra risatina del corretto, la estroversa timidezza del macchiato, l’esibizionistica bellezza del caffè con panna, … ma…sta venendo su…vado…mai far aspettare un caffè.
Fioretto
La casa ti parla. Credo che una casa abbia un cuore e tenti di parlarti. Penso abbia sentimenti propri, proprie speranze. E penso che veda nel proprio padrone una figura materna, un capo branco, un compagno fedele con cui condividere giornate, o parti di giornate. Con cui svegliarsi al mattino e far colazione. Quindi salutarsi e ritrovarsi la sera per quattro chiacchiere, una serata tra amici, un vecchio film o un buon libro. Lavarsi i denti fianco a fianco e poi coricarsi per un'altra notte insieme. ...Ma poi...come in tutte le relazioni...quando uno si sente trascurato...inizia ad indispettirsi, ad ingelosirsi...a mandare inequivocabili segnali della propria inquietudine e rabbia per essere stato messo da parte per qualcun'altro. E quando stamattina, prendendo la caffettiera per prepararmi un gustoso e energizzante caffè, vi ho trovato dentro una strana forma micologica...ho realizzato in un istante che forse manco un po' troppo da casa ultimamente. Basta! Stasera acquisterò una caffettiera nuova...ed anche il phon finalmente, e sarò un inquilino modello. Ho deciso che renderò la mia casetta degna di me. Fioretto.
lunedì 25 ottobre 2004
Accende un fuoco in me
Dopo una notte in fiamme ti risvegli tutto sudato e lei è li con te. La senti che ormai ti ha preso, anima e corpo. Fino a ieri sera neanche ci pensavi ed ora ti sembra di non riuscire a togliertela dalla testa. Ti confonde i pensieri e ti scalda il corpo in un modo che da tempo non provavi. Ti impasta le parole e ti fa battere forte il cuore. E poi lo hai capito da quel segnale inequivocabile, da quel fuoco dentro...dentro sì...proprio li... Te lo sei beccato. Il "virus". Eppure ti sei coperto bene. Sei stato attento, la volta prima ti sei detto che mai più ti avrebbe colto di sorpresa. Che caldi sciarpe e maglioni ti avrebbero protetto. Ma con il tempo la guardia si abbassa e non ci sono barriere che "il virus" non possa abbattere. E quando meno te lo aspetti lui trova il lato più basso della barricata e lo scavalca. Basta. Sei preso. E questa volta le calde tisane ed i corroboranti decotti mi sa che poco varranno.
Maledetta mezza stagione del cuore!
mercoledì 20 ottobre 2004
Arte di sera...
E' buio. Ti inerpichi su per la collina. Tra alberi secolari e scoscesi fazzoletti di erba, lungo la vermiforme e ripida stradina. E' buio...ecco...l'ultima curva. Passata. E lui è li. Sei ai suoi piedi. La mole del castello si eleva sopra di te, sembra quasi volerti rovinare addosso. Le luci dal basso amplificano la sua imponenza ed insieme al buio e all'arietta frizzante sfiorano il colletto della camicia e ti obbligano ad alzare il bavero del giaccone. Uno dei piaceri dell'inverno. Già ti giunge il chiacchierio della gente. Non sarà come vedersi una mostra deserta di sera...ma è pur sempre di sera...e l'Arte di sera...si anima di uno spirito particolare. Sarà che la giornata finisce e si è già proiettati verso l'onirico. Sarà il silenzio, il buio, che lasciano i tuoi sensi liberi di concentrarsi sulle opere. Sarà il senso mistico della notte che ti illude di poter veder apparire lo spirito dell'artista come in un sogno dickensiano. Non so. Ma è un piacere che non mi nego. E quindi eccomi li. Al Castello. Non mi vanno...la politica artistica...chi lo guida...ma la mostra è proprio bella...squarci di nero colore...enormi architetture di segni...azione...bianco...nero. Fagocito con ingordigia i succulenti messaggi visivi che mi arrivano dalle tele e mi perplimo di fronte all'impossibilità di fare lo stesso con le prelibatezze del buffet...si son già mangiati tutto. Mi butto quindi sull'alcol e ricevo da esso un calorico piacere. In fondo tutta questa gente non è male. Rivedo con piacere chi non vedevo da molto e condivido i piaceri della bevuta con gli amici di sempre. L'Arte unifica gli spiriti, ma anche i corpi per fortuna. E dopo non resta che lasciare la calda tana dei colori ed incamminarci nel bianco e nero della notte. Ributtarsi tra le grinfie del freddo...con il bavero all'insù.
martedì 19 ottobre 2004
Elogio della coperta a pallini
In questo clima di gelido arbitrio i virus e batteri si moltiplicano con imbarazzante velocità. E' inevitabile che i loro loschi piani vadano a buon fine e presto o tardi ci ritroveremo febbricitanti in un letto sorbendo succo alla pera corretto (non come vorremmo noi) e contando i minuti che ci separano dalla prossima supposta effervescente. I sensi offuscati dall'elevata temperatura intracranica cancelleranno ogni parvenza di umano intelletto ed il nostro corpo debilitato perderà ogni propositiva voglia di fare. Per fortuna qualcosa accorre in nostro aiuto...proprio lei...la cosa senza la quale nessun malato si può definire tale...la coperta della nonna. Con i suoi fantastici pallini da strappare è un toccasana per ogni influenzato. La mente finalmente si riattiva, sempre alla ricerca di nuovi pallini. Le nostre dita ritrovano il giovanile vigore e si accaniscono su quei microbici gomitolini di lana. Finalmente ci sentiamo ancora una volta utili, relegati in quel caldo giacilio il nostro piano per la pulizia della coperta a inizio. Abbiamo uno scopo! Anche se sappiamo essere una battaglia persa, la coperta a pallini sa comunque regalarci momenti di puro piacere. Penso che ognuno dovrebbe sempre tenere, vicino a termometro ed aspirine, una bella coperta a pallini.
lunedì 18 ottobre 2004
Comunicazione di servizio
Gente con problemi di ritenzione onirica. Esiste un posto dove potervi liberare senza ritegno.
sognarsiaddosso.splinder.com
Il blog in cui la proprietà privata è bandita e in cui tutti possono scrivere.
Sognate gente, sognate!
Pensiero felice
I pensieri felici sono quei piccoli pensieri, quelle micro verità che ti aiutano a buttare giù le gambe dal letto quei giorni in cui proprio non riesci ad abbandonare le lenzuola, ti fanno increspare l'angolo della bocca in un sorriso anche quando vedi solo nero, ti danno un brivido caldo mentre aspetti da solo al freddo, ti riportano al vero quando la tua mente si inerpica per scoscesi ed inutili percorsi di autoflagellazione. Sono piccoli ricordi, pensieri che possono apparire banali, ma proprio in questa banalità sta la loro forza, il loro potere. Il potere di ridimensionare tutto, di riportarci con i piedi per terra per un secondo. Ognuno ha i propri ed il mio pensiero felice di oggi è il rumore della cannuccia sul fondo del bicchiere
Ancora
Ancora quella strana sensazione...anzi, sempre quella sensazione. La sensazione di avere qualcosa di più grande dentro, ma non trovare la strada per farlo uscire. Come un uccello che nasce in gabbia. Nasce...cresce...mangia...vive in quella gabbia. Giorno dopo giorno...in una calda stanza...tranquillo sul suo trespolo. Eppure quando viene il periodo della migrazione è inquieto. Guarda fuori dalla finestra e sente dentro di essere destinato ad altro. A fare qualcosa di più grande....eppure non riesce a capire cosa.
venerdì 15 ottobre 2004
Il peggior nemico dell'uomo
Il gelo si sta impadronendo di me...le mie facoltà mentali rallentano...le dita perdono la loro precisione...mancano i tasti...le parole non vengono...maledetta caldaia...il fiato si fa fumo...anche i campanelli del mio cappello...gelati...il loro tintinnio...muto...mi manca l'ispirazione...ghiaccio pagliaccio.
giovedì 14 ottobre 2004
Caldo risveglio
Io personalmente odio il freddo, non l'inverno, badate bene, il freddo. Quella sensazione di alienazione che produce. Cancella i profumi, intorpidisce il tatto, aliena il gusto e pare persino rallentare le onde sonore. I cinque sensi vengono mutilati e infastidisce non poter avere una percezione completa ed appagante del Mondo. Ti obbliga a chiudere finestre, porte, finestrini, a camminare veloce per strada, a vestirti, coprirti, nasconderti viso, mani, capelli, braccia, gambe. Ad essere restio a stringere una mano che potrebbe essere gelata quando tu sei appena faticosamente riuscito a far raggiungere alle tue mani una temperatura per lo meno accettabile. Ed il freddo peggiore è quello vigliacco che non ha il coraggio di affrontarti a viso aperto, è subdolo e ti sorprende nel sonno. Mentre tu sei indifeso, credentoti al sicuro sotto il peso del tuo caldo piumone lui si insinua. Ti aggredisce fino a quando il tuo corpo se ne accorge e si sveglia con il freddo aggrappato al tuo naso, o intento a tirarti le orecchie, o cercare di trascinarti per i piedi fuori dal tuo tiepido rifugio. Ma stamattina...strano...apro gli occhi con una strana sensazione di piacere che da settimane non provavo. Gli effluvi del sonno tendono ad abbandonarmi con estrema lentezza e questo mi permette di vivere al mattino parecchi minuti di allucinato piacere, ancora accompagnato nelle mie operazioni mattutine da Morfeo in persona. Mi passa l'asciugamano, mi apre il latte, mi sceglie i vestiti (è colpa sua per come mi vesto!). E durante i miei quotidiani casini di prima mattina sentivo oggi uno strano stato di benessere, un poter alzarmi, lavarmi, far colazione senza vestiti e provare quel dolce teporino da tana imbottita di morbida lanella e rametti di fieno. Anche grazie all'aiuto dei paladini Tom & Jerry mi libero pian piano del torpore e finalmente realizzo. Compio un plastico turnicamento e la mia mano si appoggia sulla calda ghisa dei miei secolari caloriferi. Acceso. L'inverno mi è piombato addosso in quel momento e mi sono passate davanti immagini di alberi di neve, abeti, luci colorate, bambini imbaccuccati, maglioni di lana, fumanti pietanze, ed ora che la consapevolezza stagionale mi ha investito sono finalmente pronto. Inizia la lotta. Buon inverno a tutti.
mercoledì 13 ottobre 2004
Relazione
Il rapporto con me stesso è fatto di continue rotture e riappacificazioni. Mi amo, all'inizio è tutto bello e meraviglioso, sono geniale, simpatico, persino bello. Poi pian piano inizio a stufarmi, a non sopportare più i miei difetti, le mie incostanze, il mio aspetto, quindi mi allontano da me e pian pianino mi divento così insopportabile che mi lascio. Quindi un bel giorno inizio a rinotarmi, a rimanere di nuovo colpito da quello sguardo allo specchio, da quel sorriso nel riflesso di una vetrina, da quella battuta sagace, da quel disegno così geniale, da quell'inaspettato pensiero romantico per quella ragazza così speciale ed allora inizio a ricorteggiarmi (perchè non sono un ragazzo facile...almeno con me stesso), a mettermi alla prova. Per vedere sono davvero quella persona che mi piace oppure no. Per capire se posso veramente darmi un'altra possibilità o se sarebbe tutto tempo sprecato. Ed è in questa fase che produco più che posso. In questa fase in cui il mio corpo e la mia mente sono al meglio per fare colpo...sto facendo la ruota, mi sto lisciando la criniera. Ed ho un'esplosiva voglia di fare, di creare, di lasciare un segno! E quindi inevitabilmente ci ricasco, fino alla prossima rottura, fino alla prossima crisi... fino alla prossima crescita.
martedì 12 ottobre 2004
AAAHhh!!
Un bel piatto di minestrone in giornate come queste è un energico corroborante. Il suo liquido calore che penetra dalla bocca ed arriva allo stomaco si irradia poi per conduzione a tutto il corpo provocando quella sensazione di benessere che raggiunge persino la punta delle dita. Mentre il suo profumo riempie lo spazio del tuo naso facendosi conduttore di antichi materni ricordi, di salubri geriatrici pranzetti in compagnia della nonna, di gustosi pasti consumati febbricitanti in pigiama davanti alla tv mentre i tuoi amici sgobbavano a scuola. E tutto questo lo puoi assaporare mentre osservi i suoi colori, che pieni padroni delle cromoterapie naturali ti irradiano delle loro corroboranti tinte: allegri aranci, caldi rossi, comprensive sfumature di verde, ti proiettano in una calda cucina legnosa, dove in un fumante paiolo di rame un'anziana e saggia cuoca rimesta i suoi alchemici ingredienti. E mentre il risucchio del cucchiaio porta alla tua bocca quel caldo nettare i gusti delle verdure che tanto odi qui sembrano allearsi per dare vita ad un gusto nuovo, sconosciuto al tuo palato da carnivoro, ma che proprio per questo risulta piacevole, quasi necessario.
Il minestrone: un caldo abbraccio.
lunedì 11 ottobre 2004
Natura prepotente (edera)
Fa pensare trovarsi di fronte alle migliaia di ramificazioni di un vegetale.
Con le sue piccole manine, aggrappata alla parete come uno spericolato free-climber, senza fune, in costante lotta con la forza di gravità. Pare immobile eppure quando ne osservi gli intricati disegni, i ramificati sforzi per salire, guadagnarsi un posto più in alto nella assurda volontà e convinzione di poter raggiungere il sole, di volersi espandere e crescere in una direzione che non è naturale, in una direzione controcorrente, la più difficile, la più faticosa, allora è li che la natura ti da una lezione.
Con la convinzione, la ferma volontà di arrivare sempre più in alto, senza quella maledetta fretta, procedendo lentamente...anzi no, più che lentamente, in modo che l'occhio umano non possa vederla. In modo da sembrare addirittura ferma quando ferma non è. E' così che riesce a conquistare spazi, a crescere, espandersi nello spazio, proprio nella direzione più scomoda. Fottendosene di tutte le regole. Beffandosi di chi la guarda e pensa solo che sia un "vegetale", una creatura inerte, mentre lei è li che pensa, già progetta, e lancia la sua mano verso un nuovo appiglio.
venerdì 8 ottobre 2004
giovedì 7 ottobre 2004
Ieri sera a Teatro
Coriandoli, funi, lenzuola, stracci, luci colorate, esplosioni, musica! silenzi, bui intensi e colori accecanti, ombre. risate che a volte si spengono in commossi sorrisi o esplodono incontrollate. Magia! luci che tagliano figure che non sono mai quello che sembrano...che cambiano...si muovono in una roteante scenografia mastodontica, che si adatta all'attore e cambia con lui, si muove, vive, ruota, si espande e si contrae come un enorme cuore pulsante al ritmo musicale della metamorfosi. La grande qualità di non smettere mai di essere bambino, di crederci veramente, di capire che un sorriso o un sollazzo hanno più potere di una giacca e cravatta, di capire che per essere veramente Grandi non bisogna mai crescere.
Arturo Brachetti è al Teatro Alfieri di Torino fino al 17 ottobre (unica data italiana).
E' una di quelle emozioni da non perdere, che risvegliano un'infantile voglia di fare e di vivere.
mercoledì 6 ottobre 2004
Erudito dal macellaio
Erudito - "Esimio Annibale, ho oltrepassato la soglia del vostro elegante spaccio di generi alimentari alla ricerca di qualche frazione di chilo di quel cibo degli dei ricavato dal suinesco coscio.
Non ci domanderemo cosa sia stato di lui, setoloso animale, che coltivava nel fango la promessa di sì sublime fragranza. Eppure ebbe una madre, in quelle mattine incendiate di sole, quando ogni volo di garrule rondini era presagio di un'estate infuocata, tra gli sterpi su cui il passero solitario intonava il suo verso.
Ma tutto passò... il nostro cuore dimentica e cancella, ahimè...
Siamo fragili creature, lo sappiamo.
Ed ora son qui, immemore, a dimandarti il frutto di questa vita negletta, benchè transustanziata in un sublime frutto.
La crudezza della mia domanda incontrerà il balsamo della tua cortesia?"
Macellaro - "tutta 'sta manfrina pè du etti der solito prosciutto??? e nnamoooooooooooo....."
Ombre
Aggirarsi per oscure camere, impregnate di pungenti odori e ad un tratto... ma...cosa...un freddo e umido... ...anzi non umido, bagnato!
Un freddo e Bagnato materiale alieno accarezza i nudi piedi che ancora conservano un po' del tepore delle lenzuola. E' passato. Qualunque cosa fosse, è passato.
Nel buio che pareva disabitato e vuoto in realtà iniziano a far capolino alcune figure, come negativi di pellicola. Ecco la foto di una nave, di un pozzo, di meravigliosi tendaggi, di sconosciute ma...in un certo senso familiari...forme.
E nella nebbia della mente inizia a farsi strada un pensiero...
Ma ad un tratto...una forza, no...una mano...neanche, ma è un qualcosa di solido, fisico, quello che preme contro e blocca, quasi a voler impedire di proseguire. Più forte è lo sforzo per proiettarsi in avanti più la forza sospinge indietro, come un'assurdo principio di archimede!
E mentre continua la lotta, di nuovo quel pensiero. Ma ora che la nebbia si sta diradando diventa più visibile...più chiaro...
...ma ecco che la forza cede!...sì, vittoria! I passi si fanno più veloci, più sicuri. Il buio si anima e vive sempre di più...appaiono alcuni volti amici, alcuni paesaggi familiari. Una strana baldanza guida ora i movimenti...
Ed intanto il pensiero è ora ben visibile...è qui!
...fino a giungere di fronte a quella fotografia di pozzo che foto non è! ...che pozzo non è!!!
ed ora la mente è libera da nebbie, il buio non nasconde più nulla, le fotografie si sono svelate per quello che in realtà rappresentano ed il pensiero che aleggiava è infine chiaro e lapalissiano...non si nasconde più...e di fronte a quel pozzo buio si svela in tutta la sua saggezza e lungimiranza...
...la prossima volta devo proprio accendere la luce prima di andare in bagno di notte.
martedì 5 ottobre 2004
Nell'antichità le navi che approdavano su isole deserte lasciavano sull'isola una coppia di maiali.
In questo modo, nel caso fossero tornati o naufragati sull'isola, avrebbero avuto di che mangiare.
Il fatto è che la coppia di maiali erano un corpo estraneo sull'isola. Iniziavano a riprodursi e fagocitare tutto quello che trovavano, distruggendo flora e fauna e rovinando l'ecosistema perfetto dell'isola, che esisteva da millenni.
Fino a quando non tornava qualche marinaio a mangiarseli.
Non notate nessuna assonanza?
Io a volte mi chiedo.
E se un giorno tornasse il marinaio sulla terra per mangiarci tutti?
mercoledì 1 settembre 2004
mercoledì 26 maggio 2004
un interessante paradosso...
Supponiamo che voi siate fermi in camera davanti al vostro computer e tutto d'un tratto vi rendiate conto che una necessità poco nobile che accomuna vertebrati ed invertebrati abbia preso il sopravvento sul vostro corpo: semplicemente si tratta di alzarsi dalla sedia e percorrere il tragitto che vi separa dal bagno.
Il paradosso in questione afferma con matematica verità che è impossibile recarsi dalla camera al bagno, ed è una verità assoluta quasi quanto che il fuoco brucia e l'acqua è bagnata... infatti per percorrere la distanza da A a B è necessario percorrere prima la metà di quella distanza... quindi ancora la metà di quella che rimane... poi ancora la metà e se c'è una cosa su cui tutti i luminari sono d'accordo è il concetto d'infinito, ovvero ci sono infinite metà della metà della metà...ecc. e a forza di fare metà, non arriverete mai in bagno, vi mancherà sempre un'infinitesima metà da percorrere.
Eppure, voi in bagno ci arrivate tranquillamente, tutti i giorni vi spostate da qui a là senza preoccuparvi del paradosso di questo tizio che probabilmente per rispettare il paradosso da lui inventato si era fatto mettere un catetere...
giovedì 15 aprile 2004
Un jolly è un giulla...
Un jolly è un giullare
un piccolo essere diverso da tutti gli altri.
Non è nè di fiori nè di quadri
non è nè di cuori nè di picche.
Non è un otto nè un nove,
non è un re e neppure un fante.
Fa parte del mazzo
come tutte le altre carte,
ma in realtà
è un corpo estraneo.
Ecco perchè lo si può addirittura
togliere senza che nessuno ne
senta la mancanza.