venerdì 29 ottobre 2004

Grigiore esistenziale?...Naaa!
Penso che anche nel grigio ci sia una nascosta voglia di fare. Penso che il grigio non sia altro che un miscuglio di altri colori. Come in un'alchemica preparazione di una tempera in cui il grigio non è altro che la somma di altri pigmenti in egual misura. Forse è questo...l'equilibrio di tutti i colori. In realtà questo cielo nasconde la violenza dei rossi, il calore dei gialli, la serenità degli azzurri...senza obbligarci a vederne un solo aspetto. Un caldo tramonto ci emoziona, così come un bel cielo terso, o una temporalesca atmosfera. Ma anche questo cielo grigio ha il suo fascino. Ci dona il potere di vederci ciò che vogliamo, è una tela grigia su cui noi possiamo dipingere le nostre impressioni, le nostre emozioni, i nostri pensieri.

mercoledì 27 ottobre 2004

Sì!
Sole che ti scalda al pelle del viso e le regala un ricorda di estate...cielo blu che ravviva i colori che hai intorno...aria fresca e pulita che ti invade i polmoni, li tonifica e li asciuga dopo le lunghe giornate umide e piovose...è decisamente uno di quei giorni in cui potrei dare il via al mio piano di conquista del mondo.

martedì 26 ottobre 2004

Elogio del caffè
Svitare…acqua fin sotto la valvolina…filtrino…un cucchiaino…ancora uno…ancora…ecco…chiudere…beneee…là. Accendere il gas…appoggiare delicatamente…e…aspettare. Aspettare che la sua dolce aroma invada la stanza e le tue narici. Che il suo caldo ribollire ti scaldi il cuore e risvegli ricordi di cene festose e tristi pomeriggi, di affollate tavolate di amici, di serate intime tazzina a tazzina, di amare confidenze o dolci sfoghi, di solitarie colazioni…che solitarie non erano. Può essere amaro o dolcissimo. Lungamente comprensivo o strettamente duro. Con latte, cacao, cioccolato, panna… ma nessuno di questi altri gusti lo sovrasta, anzi ne esalta le qualità. Accetta le contaminazioni di altri senza per questo sminuire loro o se stesso. Fa proprie le loro caratteristiche e le esalta esaltandosi a vicenda. E’ sempre il fulcro, l’animatore in una festa di gusti a cui tutti sono invitati. E’ aggregazione. La miriade di suoi utilizzi nati negli anni sono uno specchio delle tipologie umane. Possiamo riconoscere nella gente di tutti i giorni lo stanco procedere del lungo, la schizzata frenesia del ristretto, la paciosa simpatia del cappuccino, la sinistra risatina del corretto, la estroversa timidezza del macchiato, l’esibizionistica bellezza del caffè con panna, … ma…sta venendo su…vado…mai far aspettare un caffè.

Fioretto
La casa ti parla. Credo che una casa abbia un cuore e tenti di parlarti. Penso abbia sentimenti propri, proprie speranze. E penso che veda nel proprio padrone una figura materna, un capo branco, un compagno fedele con cui condividere giornate, o parti di giornate. Con cui svegliarsi al mattino e far colazione. Quindi salutarsi e ritrovarsi la sera per quattro chiacchiere, una serata tra amici, un vecchio film o un buon libro. Lavarsi i denti fianco a fianco e poi coricarsi per un'altra notte insieme. ...Ma poi...come in tutte le relazioni...quando uno si sente trascurato...inizia ad indispettirsi, ad ingelosirsi...a mandare inequivocabili segnali della propria inquietudine e rabbia per essere stato messo da parte per qualcun'altro. E quando stamattina, prendendo la caffettiera per prepararmi un gustoso e energizzante caffè, vi ho trovato dentro una strana forma micologica...ho realizzato in un istante che forse manco un po' troppo da casa ultimamente. Basta! Stasera acquisterò una caffettiera nuova...ed anche il phon finalmente, e sarò un inquilino modello. Ho deciso che renderò la mia casetta degna di me. Fioretto.

lunedì 25 ottobre 2004

Accende un fuoco in me
Dopo una notte in fiamme ti risvegli tutto sudato e lei è li con te. La senti che ormai ti ha preso, anima e corpo. Fino a ieri sera neanche ci pensavi ed ora ti sembra di non riuscire a togliertela dalla testa. Ti confonde i pensieri e ti scalda il corpo in un modo che da tempo non provavi. Ti impasta le parole e ti fa battere forte il cuore. E poi lo hai capito da quel segnale inequivocabile, da quel fuoco dentro...dentro sì...proprio li... Te lo sei beccato. Il "virus". Eppure ti sei coperto bene. Sei stato attento, la volta prima ti sei detto che mai più ti avrebbe colto di sorpresa. Che caldi sciarpe e maglioni ti avrebbero protetto. Ma con il tempo la guardia si abbassa e non ci sono barriere che "il virus" non possa abbattere. E quando meno te lo aspetti lui trova il lato più basso della barricata e lo scavalca. Basta. Sei preso. E questa volta le calde tisane ed i corroboranti decotti mi sa che poco varranno.

Maledetta mezza stagione del cuore!

mercoledì 20 ottobre 2004

Arte di sera...
E' buio. Ti inerpichi su per la collina. Tra alberi secolari e scoscesi fazzoletti di erba, lungo la vermiforme e ripida stradina. E' buio...ecco...l'ultima curva. Passata. E lui è li. Sei ai suoi piedi. La mole del castello si eleva sopra di te, sembra quasi volerti rovinare addosso. Le luci dal basso amplificano la sua imponenza ed insieme al buio e all'arietta frizzante sfiorano il colletto della camicia e ti obbligano ad alzare il bavero del giaccone. Uno dei piaceri dell'inverno. Già ti giunge il chiacchierio della gente. Non sarà come vedersi una mostra deserta di sera...ma è pur sempre di sera...e l'Arte di sera...si anima di uno spirito particolare. Sarà che la giornata finisce e si è già proiettati verso l'onirico. Sarà il silenzio, il buio, che lasciano i tuoi sensi liberi di concentrarsi sulle opere. Sarà il senso mistico della notte che ti illude di poter veder apparire lo spirito dell'artista come in un sogno dickensiano. Non so. Ma è un piacere che non mi nego. E quindi eccomi li. Al Castello. Non mi vanno...la politica artistica...chi lo guida...ma la mostra è proprio bella...squarci di nero colore...enormi architetture di segni...azione...bianco...nero. Fagocito con ingordigia i succulenti messaggi visivi che mi arrivano dalle tele e mi perplimo di fronte all'impossibilità di fare lo stesso con le prelibatezze del buffet...si son già mangiati tutto. Mi butto quindi sull'alcol e ricevo da esso un calorico piacere. In fondo tutta questa gente non è male. Rivedo con piacere chi non vedevo da molto e condivido i piaceri della bevuta con gli amici di sempre. L'Arte unifica gli spiriti, ma anche i corpi per fortuna. E dopo non resta che lasciare la calda tana dei colori ed incamminarci nel bianco e nero della notte. Ributtarsi tra le grinfie del freddo...con il bavero all'insù.

martedì 19 ottobre 2004

Elogio della coperta a pallini
In questo clima di gelido arbitrio i virus e batteri si moltiplicano con imbarazzante velocità. E' inevitabile che i loro loschi piani vadano a buon fine e presto o tardi ci ritroveremo febbricitanti in un letto sorbendo succo alla pera corretto (non come vorremmo noi) e contando i minuti che ci separano dalla prossima supposta effervescente. I sensi offuscati dall'elevata temperatura intracranica cancelleranno ogni parvenza di umano intelletto ed il nostro corpo debilitato perderà ogni propositiva voglia di fare. Per fortuna qualcosa accorre in nostro aiuto...proprio lei...la cosa senza la quale nessun malato si può definire tale...la coperta della nonna. Con i suoi fantastici pallini da strappare è un toccasana per ogni influenzato. La mente finalmente si riattiva, sempre alla ricerca di nuovi pallini. Le nostre dita ritrovano il giovanile vigore e si accaniscono su quei microbici gomitolini di lana. Finalmente ci sentiamo ancora una volta utili, relegati in quel caldo giacilio il nostro piano per la pulizia della coperta a inizio. Abbiamo uno scopo! Anche se sappiamo essere una battaglia persa, la coperta a pallini sa comunque regalarci momenti di puro piacere. Penso che ognuno dovrebbe sempre tenere, vicino a termometro ed aspirine, una bella coperta a pallini.

lunedì 18 ottobre 2004

Comunicazione di servizio
Gente con problemi di ritenzione onirica. Esiste un posto dove potervi liberare senza ritegno.
sognarsiaddosso.splinder.com
Il blog in cui la proprietà privata è bandita e in cui tutti possono scrivere.
Sognate gente, sognate!

Pensiero felice
I pensieri felici sono quei piccoli pensieri, quelle micro verità che ti aiutano a buttare giù le gambe dal letto quei giorni in cui proprio non riesci ad abbandonare le lenzuola, ti fanno increspare l'angolo della bocca in un sorriso anche quando vedi solo nero, ti danno un brivido caldo mentre aspetti da solo al freddo, ti riportano al vero quando la tua mente si inerpica per scoscesi ed inutili percorsi di autoflagellazione. Sono piccoli ricordi, pensieri che possono apparire banali, ma proprio in questa banalità sta la loro forza, il loro potere. Il potere di ridimensionare tutto, di riportarci con i piedi per terra per un secondo. Ognuno ha i propri ed il mio pensiero felice di oggi è il rumore della cannuccia sul fondo del bicchiere

Ancora
Ancora quella strana sensazione...anzi, sempre quella sensazione. La sensazione di avere qualcosa di più grande dentro, ma non trovare la strada per farlo uscire. Come un uccello che nasce in gabbia. Nasce...cresce...mangia...vive in quella gabbia. Giorno dopo giorno...in una calda stanza...tranquillo sul suo trespolo. Eppure quando viene il periodo della migrazione è inquieto. Guarda fuori dalla finestra e sente dentro di essere destinato ad altro. A fare qualcosa di più grande....eppure non riesce a capire cosa.

venerdì 15 ottobre 2004

Il peggior nemico dell'uomo
Il gelo si sta impadronendo di me...le mie facoltà mentali rallentano...le dita perdono la loro precisione...mancano i tasti...le parole non vengono...maledetta caldaia...il fiato si fa fumo...anche i campanelli del mio cappello...gelati...il loro tintinnio...muto...mi manca l'ispirazione...ghiaccio pagliaccio.

giovedì 14 ottobre 2004

Caldo risveglio
Io personalmente odio il freddo, non l'inverno, badate bene, il freddo. Quella sensazione di alienazione che produce. Cancella i profumi, intorpidisce il tatto, aliena il gusto e pare persino rallentare le onde sonore. I cinque sensi vengono mutilati e infastidisce non poter avere una percezione completa ed appagante del Mondo. Ti obbliga a chiudere finestre, porte, finestrini, a camminare veloce per strada, a vestirti, coprirti, nasconderti viso, mani, capelli, braccia, gambe. Ad essere restio a stringere una mano che potrebbe essere gelata quando tu sei appena faticosamente riuscito a far raggiungere alle tue mani una temperatura per lo meno accettabile. Ed il freddo peggiore è quello vigliacco che non ha il coraggio di affrontarti a viso aperto, è subdolo e ti sorprende nel sonno. Mentre tu sei indifeso, credentoti al sicuro sotto il peso del tuo caldo piumone lui si insinua. Ti aggredisce fino a quando il tuo corpo se ne accorge e si sveglia con il freddo aggrappato al tuo naso, o intento a tirarti le orecchie, o cercare di trascinarti per i piedi fuori dal tuo tiepido rifugio. Ma stamattina...strano...apro gli occhi con una strana sensazione di piacere che da settimane non provavo. Gli effluvi del sonno tendono ad abbandonarmi con estrema lentezza e questo mi permette di vivere al mattino parecchi minuti di allucinato piacere, ancora accompagnato nelle mie operazioni mattutine da Morfeo in persona. Mi passa l'asciugamano, mi apre il latte, mi sceglie i vestiti (è colpa sua per come mi vesto!). E durante i miei quotidiani casini di prima mattina sentivo oggi uno strano stato di benessere, un poter alzarmi, lavarmi, far colazione senza vestiti e provare quel dolce teporino da tana imbottita di morbida lanella e rametti di fieno. Anche grazie all'aiuto dei paladini Tom & Jerry mi libero pian piano del torpore e finalmente realizzo. Compio un plastico turnicamento e la mia mano si appoggia sulla calda ghisa dei miei secolari caloriferi. Acceso. L'inverno mi è piombato addosso in quel momento e mi sono passate davanti immagini di alberi di neve, abeti, luci colorate, bambini imbaccuccati, maglioni di lana, fumanti pietanze, ed ora che la consapevolezza stagionale mi ha investito sono finalmente pronto. Inizia la lotta. Buon inverno a tutti.

mercoledì 13 ottobre 2004

Relazione
Il rapporto con me stesso è fatto di continue rotture e riappacificazioni. Mi amo, all'inizio è tutto bello e meraviglioso, sono geniale, simpatico, persino bello. Poi pian piano inizio a stufarmi, a non sopportare più i miei difetti, le mie incostanze, il mio aspetto, quindi mi allontano da me e pian pianino mi divento così insopportabile che mi lascio. Quindi un bel giorno inizio a rinotarmi, a rimanere di nuovo colpito da quello sguardo allo specchio, da quel sorriso nel riflesso di una vetrina, da quella battuta sagace, da quel disegno così geniale, da quell'inaspettato pensiero romantico per quella ragazza così speciale ed allora inizio a ricorteggiarmi (perchè non sono un ragazzo facile...almeno con me stesso), a mettermi alla prova. Per vedere sono davvero quella persona che mi piace oppure no. Per capire se posso veramente darmi un'altra possibilità o se sarebbe tutto tempo sprecato. Ed è in questa fase che produco più che posso. In questa fase in cui il mio corpo e la mia mente sono al meglio per fare colpo...sto facendo la ruota, mi sto lisciando la criniera. Ed ho un'esplosiva voglia di fare, di creare, di lasciare un segno! E quindi inevitabilmente ci ricasco, fino alla prossima rottura, fino alla prossima crisi... fino alla prossima crescita.

martedì 12 ottobre 2004

AAAHhh!!
Un bel piatto di minestrone in giornate come queste è un energico corroborante. Il suo liquido calore che penetra dalla bocca ed arriva allo stomaco si irradia poi per conduzione a tutto il corpo provocando quella sensazione di benessere che raggiunge persino la punta delle dita. Mentre il suo profumo riempie lo spazio del tuo naso facendosi conduttore di antichi materni ricordi, di salubri geriatrici pranzetti in compagnia della nonna, di gustosi pasti consumati febbricitanti in pigiama davanti alla tv mentre i tuoi amici sgobbavano a scuola. E tutto questo lo puoi assaporare mentre osservi i suoi colori, che pieni padroni delle cromoterapie naturali ti irradiano delle loro corroboranti tinte: allegri aranci, caldi rossi, comprensive sfumature di verde, ti proiettano in una calda cucina legnosa, dove in un fumante paiolo di rame un'anziana e saggia cuoca rimesta i suoi alchemici ingredienti. E mentre il risucchio del cucchiaio porta alla tua bocca quel caldo nettare i gusti delle verdure che tanto odi qui sembrano allearsi per dare vita ad un gusto nuovo, sconosciuto al tuo palato da carnivoro, ma che proprio per questo risulta piacevole, quasi necessario.
Il minestrone: un caldo abbraccio.

Conclusioni sentimentali
L'amore inespresso è come il vino tenuto chiuso nella bottiglia: non placa la sete.


...ed io sono maledettamente assetato!!!

lunedì 11 ottobre 2004

Natura prepotente (edera)
Fa pensare trovarsi di fronte alle migliaia di ramificazioni di un vegetale.
Con le sue piccole manine, aggrappata alla parete come uno spericolato free-climber, senza fune, in costante lotta con la forza di gravità. Pare immobile eppure quando ne osservi gli intricati disegni, i ramificati sforzi per salire, guadagnarsi un posto più in alto nella assurda volontà e convinzione di poter raggiungere il sole, di volersi espandere e crescere in una direzione che non è naturale, in una direzione controcorrente, la più difficile, la più faticosa, allora è li che la natura ti da una lezione.
Con la convinzione, la ferma volontà di arrivare sempre più in alto, senza quella maledetta fretta, procedendo lentamente...anzi no, più che lentamente, in modo che l'occhio umano non possa vederla. In modo da sembrare addirittura ferma quando ferma non è. E' così che riesce a conquistare spazi, a crescere, espandersi nello spazio, proprio nella direzione più scomoda. Fottendosene di tutte le regole. Beffandosi di chi la guarda e pensa solo che sia un "vegetale", una creatura inerte, mentre lei è li che pensa, già progetta, e lancia la sua mano verso un nuovo appiglio.

venerdì 8 ottobre 2004

Pòesia II
La giraffa ha il cuore
lontano dai pensieri
si è innamorata ieri
e ancora non lo sa.

Pòesia
In questo mondo sporco
non si rispetta il porco
In questo mondo infame
si vive di salame

giovedì 7 ottobre 2004

Ieri sera a Teatro
Coriandoli, funi, lenzuola, stracci, luci colorate, esplosioni, musica! silenzi, bui intensi e colori accecanti, ombre. risate che a volte si spengono in commossi sorrisi o esplodono incontrollate. Magia! luci che tagliano figure che non sono mai quello che sembrano...che cambiano...si muovono in una roteante scenografia mastodontica, che si adatta all'attore e cambia con lui, si muove, vive, ruota, si espande e si contrae come un enorme cuore pulsante al ritmo musicale della metamorfosi. La grande qualità di non smettere mai di essere bambino, di crederci veramente, di capire che un sorriso o un sollazzo hanno più potere di una giacca e cravatta, di capire che per essere veramente Grandi non bisogna mai crescere.


Arturo Brachetti è al Teatro Alfieri di Torino fino al 17 ottobre (unica data italiana).
E' una di quelle emozioni da non perdere, che risvegliano un'infantile voglia di fare e di vivere.

mercoledì 6 ottobre 2004

Erudito dal macellaio
Erudito - "Esimio Annibale, ho oltrepassato la soglia del vostro elegante spaccio di generi alimentari alla ricerca di qualche frazione di chilo di quel cibo degli dei ricavato dal suinesco coscio.

Non ci domanderemo cosa sia stato di lui, setoloso animale, che coltivava nel fango la promessa di sì sublime fragranza. Eppure ebbe una madre, in quelle mattine incendiate di sole, quando ogni volo di garrule rondini era presagio di un'estate infuocata, tra gli sterpi su cui il passero solitario intonava il suo verso.
Ma tutto passò... il nostro cuore dimentica e cancella, ahimè...
Siamo fragili creature, lo sappiamo.

Ed ora son qui, immemore, a dimandarti il frutto di questa vita negletta, benchè transustanziata in un sublime frutto.
La crudezza della mia domanda incontrerà il balsamo della tua cortesia?"

Macellaro - "tutta 'sta manfrina pè du etti der solito prosciutto??? e nnamoooooooooooo....."

Ombre
Aggirarsi per oscure camere, impregnate di pungenti odori e ad un tratto... ma...cosa...un freddo e umido... ...anzi non umido, bagnato!
Un freddo e Bagnato materiale alieno accarezza i nudi piedi che ancora conservano un po' del tepore delle lenzuola. E' passato. Qualunque cosa fosse, è passato.
Nel buio che pareva disabitato e vuoto in realtà iniziano a far capolino alcune figure, come negativi di pellicola. Ecco la foto di una nave, di un pozzo, di meravigliosi tendaggi, di sconosciute ma...in un certo senso familiari...forme.

E nella nebbia della mente inizia a farsi strada un pensiero...


Ma ad un tratto...una forza, no...una mano...neanche, ma è un qualcosa di solido, fisico, quello che preme contro e blocca, quasi a voler impedire di proseguire. Più forte è lo sforzo per proiettarsi in avanti più la forza sospinge indietro, come un'assurdo principio di archimede!


E mentre continua la lotta, di nuovo quel pensiero. Ma ora che la nebbia si sta diradando diventa più visibile...più chiaro...


...ma ecco che la forza cede!...sì, vittoria! I passi si fanno più veloci, più sicuri. Il buio si anima e vive sempre di più...appaiono alcuni volti amici, alcuni paesaggi familiari. Una strana baldanza guida ora i movimenti...


Ed intanto il pensiero è ora ben visibile...è qui!


...fino a giungere di fronte a quella fotografia di pozzo che foto non è! ...che pozzo non è!!!



ed ora la mente è libera da nebbie, il buio non nasconde più nulla, le fotografie si sono svelate per quello che in realtà rappresentano ed il pensiero che aleggiava è infine chiaro e lapalissiano...non si nasconde più...e di fronte a quel pozzo buio si svela in tutta la sua saggezza e lungimiranza...

...la prossima volta devo proprio accendere la luce prima di andare in bagno di notte.

martedì 5 ottobre 2004

Nell'antichità le navi che approdavano su isole deserte lasciavano sull'isola una coppia di maiali.


In questo modo, nel caso fossero tornati o naufragati sull'isola, avrebbero avuto di che mangiare.


Il fatto è che la coppia di maiali erano un corpo estraneo sull'isola. Iniziavano a riprodursi e fagocitare tutto quello che trovavano, distruggendo flora e fauna e rovinando l'ecosistema perfetto dell'isola, che esisteva da millenni.


Fino a quando non tornava qualche marinaio a mangiarseli.


Non notate nessuna assonanza?


Io a volte mi chiedo.


E se un giorno tornasse il marinaio sulla terra per mangiarci tutti?