lunedì 24 gennaio 2005
Lo ricordo sempre con affetto. Lui che ha allietato i miei pomeriggi e le mie serate giovanili. Mi ha aiutato a crescere nella pubertà. Insegnandomi come affrontare i momenti più duri. Spingendomi a raggiungere ed a volte oltrepassare i miei limiti. Rendendomi più disinvolto e sicuro nei primi timidi rapporti con l'altro sesso. Consolandomi con le sue aromatiche note quando più avanti questi amori finivano. Sottofondo di infinite feste e unico interlocutore di solitarie serate. Ha saputo regalarmi momenti di puro piacere e disinibita felicità ... ma dove lo trovi un altro amaro così.
venerdì 21 gennaio 2005
Chi lo dice che dalla tv di oggi non si impara nulla. Ad esempio ieri, grazie ad una stupenda trasmissione di divulgazione culturale in onda su Mtv, ho imparato che invitare a cena una ragazza e nell'ordine: chiederle con insistenza di infilare le sue manine nei miei capelli megaimpomatati nel bel mezzo della cena, obbligarla ad alzarsi in piedi sulla sedia per dieci secondi, scambiare le rispettive forchette mentre si sta mangiando, dirle che é dolce come un ananas, iniziare a massaggiarle in maniera sinistra le mani senza alcun apparente motivo, non é decisamente una buona tecnica per spingerla ad invitarti in casa per un drink quando la riaccompagni a casa.
giovedì 20 gennaio 2005
Prima notte nella nuova ala del maniero. Tra nuove profumate lenzuola.
Nel grande giacilio color ebano. Al lume di aromatizzate candele.
Accudito dalle colorate pareti e sostenuto dallo scricchiolante ligneo
assito. E al mattino quella strana sensazione di spaesamento e sorpresa
che si prova tutte le volte nello svegliarsi in un posto nuovo,
sconosciuto. Dura solo pochi attimi. Ma è forte. Chissà quante mattine
durerà ... spero molte. Realizzo e definisco la mia collocazione
spazio-temporale e mi godo il caldo tepore dell'alcova ancora per
qualche minuto. Ora è meglio che mi alzi o il lavoro ho paura che mi
verrà a cercare a casa. Scostare calde lenzuola ... porc ... che
frescolino ... però, il parquet è più caldo della ceramica ...
parecchio! ... dirigersi veloce verso armadio per recuparare vestiario
da infilarsi ... ecco ... porc ...ma ... son rimasto chiuso fuori
dall'armadio ... e ora? ... giraaa ... gggghhh ... niente ... provo con coltello, alla James Bond ... ma porc ... come faceva? ... forse con la carta di credito ... non va ... grat grat ... faccio
colazione e poi ci penso. Gnam gnam. Eccomi qua. Allora ... giraaa ...
e daiii ... niente ... e ho tutti i vestiti dentro ... come ci vado in
giro? Non posso uscire senza cappello a sonagli!!! Ancora una volta ...
gghhh ... forse con l'olio ... ancora una volta ... clac clac clac ... vaiii.. APERTA! Fiuuuu. Allora, post-it: NON CHIUDERE MAI PIU' A CHIAVE ARMADIO!!! O forse è meglio se lo incido con il pirografo direttamente sull'anta ...
lunedì 17 gennaio 2005
sabato 15 gennaio 2005
Riparte la ricerca della "donna della mia vita". Ho deciso di escludere dal mio campo d'azione quei luoghi dove il mio personalissimo grado di conflittualità con il genere umano raggiunge punte allarmanti. Un esempio per tutti: la discoteca. Queste mondane e sovraffollate balere in cui la percezione sonora è pressochè a totale appannaggio della musica, e sicuro luogo di sfrenato divertimento con amici con evidente tasso alcolico nelle vene, non risultano mai scelte vincenti per quanto riguarda l'approccio con il gentil sesso. Nel clima di caos e totale annichilimento delle umane capacità auditive puntare sullo sguardo per catturare l'attenzione di qualche donzella pare la scelta migliore. Già mi immagino che la guardo. Ed il mio sguardo è composto in parti esattamente uguali di: 1) intenzioni seducenti 2) intenzioni indagatrici 3)intenzioni invitanti. Tutte fallimentari, naturalmente, visto che le intenzioni seducenti si risolvono in uno sguardo bovino, quelle indagatrici degenerano in uno sguardo il cui significato può seneramente tradursi con le parole: kemminnkiavvuoiattroia e, infine, quelle invitanti rovinano in un invito dalle inequivocabili connotazioni anali. Lei si avvicina: Cosa guardavi? - Guardavo te bellezza - Non sono bella - Invece sì, dolcezza - Oltre che brutta sono anche stronza - Perchè menti? - Perchè preferisco non essere chiamata bellezza o dolcezza, come se fossero gli unici pregi di una ragazza - Scusami arguzia, non lo sapevo - Adesso lo sai - Lo terrò presente, costanza - Bene - Cosa fai dopo? - Cazzi miei. E se ne va. Tanto non era la donna della mia vita. Penserei io consolandomi mentre scoppio in lacrime.
giovedì 13 gennaio 2005
Stanno tentando di legare e zittire i miei campanelli. Con borghese e commerciale mossa cercano di asservilirmi al Dio denaro. Vogliono prosciugare le mie vitali risorse creative trasformandomi in una fredda macchina cattura clienti. Sono impegnato in una dura lotta per la mia sopravvivenza artistica. Ma dov'é finita la cara e vecchia committenza? Dove sono i Papi, i Re, i Faraoni, gli Imperatori quando servono?
lunedì 10 gennaio 2005
domenica 2 gennaio 2005
Tu non sei come io ti credevo
Di solito, quello che l'altro credeva, è un ideale irrealizzabile. E a costruire nella nostra mente questi ideali irrealizzabili è la nostra stessa cultura. Per l'uomo è il mito della donna dedita esclusivamente alla casa, ai figli e a lui stesso. Un'altra mamma, ma più carina, che lui si può anche trombare (vedi complesso di Edipo). Ideale inculcato da anni di "cultura del focolare" di origine contadina (anche se mia nonna ruscava dal mattino alla sera in campagna ... mah!), oggi comunemente rifiutato dalle donne che, giustamente, vogliono anche loro lavorare. Per la donna è il mito dell'uomo di successo, e quindi ovviamente ricco, pazzamente innamorato di lei e perciò naturalmente dedito esclusivamente a lei. Il mito del Principe Azzurro costruito da una favola che, come si dice, "ne ha ucciso più che la spada": Cenerentola. Ideale maschile davvero impossibile, non tanto per la non volontà dei maschietti (che sarebbero ben felici di applicarlo), ma in quanto contraddittorio nei fatti. Se un uomo deve dedicarsi a diventare ricco e di successo non può dedicarsi ad una donna e se si dedica ad una donna non può dedicarsi a diventare ricco e di successo. Comunque sia le abitudini sono dure a morire e i maschietti continuano con il mito della mamma giovane e carina e le femminucce con il mito del Principe Azzurro. Finchè non realizzano che lei non è una mamma (e magari nemmeno carina) e lui non è di certo un principe (e tanto meno azzurro). E proprio allora viene pronunciata la fatidica frase che non fa altro che proiettare sul partner il fallimento dei nostri sogni: "Tu non sei come io credevo". Eh ragazzi, in questa società produttivistico-consumistica è davvero dura.