martedì 30 novembre 2004

Ciao Paolo
Andarsene così, da un'ora all'altra. E' proprio vero che siamo come foglie sugli alberi in autunno.
I miei campanelli sono senza parole.

venerdì 26 novembre 2004

Un po' più su
Non c'è niente da fare. Sono emozionalmente dipendente dalla musica. Non riesco a trattenermi. Certe canzoni possiedono evidentemente qualcosa che risveglia alcune sinapsi nella parte più limbica del mio cervello. Non riesco a controllarlo. Non riesco a vivere la musica in modo distaccato come molti fanno, anche quando l'ascolto in macchina o di sfuggita al supermercato. Mi rapisce. Mi entra dentro e cambia il mio modo di sentire le cose. Di vedere le persone. Di provare emozioni. Così come in un film la colonna sonora sottolinea ed amplifica le situazioni, così nella mia vita la musica mi trasporta in una dimensione ... come dire ... un po' più su, ecco! E' sempre questa realtà, ma è ... un po' più su.

Che confusione...
Immagini, parole, sorrisi, baci, sguardi, abbracci, intimità, confusione, disagio, felicità, emozione, risate, critiche, pensieri, complimenti, pianti, carezze, indifferenza, premure, disinteresse, ...come può una sola persona trasmettere tutto ciò? Il giullare è confuso.

giovedì 25 novembre 2004

Passami il ferro cinque
La vita ha molti paralleli con il gioco del golf. Per fare qualsiasi cosa, anche la più elementare, c'è chi riesce con il numero giusto di colpi, chi, con metodi più o meno ortodossi, raggiunge lo scopo con il minimo di tiri e chi si deve sudare la buca fino all'ultimo. Io sto sempre par7 ad ogni buca.

mercoledì 24 novembre 2004

A volte basta una parola
Non so perchè, ma ci sono alcune parole che mi regalano un piacere particolare, quasi fisico direi, nel pronunciarle. Forse obbligano la tua lingua e la tua bocca a movimenti inusuali, o ricordano inconsciamente al cervello qualche pratica sessuale. Ognuna di queste parole mi regala un'emozione diversa. Quando sono un po' tristolino e nemmeno il mio naso rosso riesce a strapparmi un sorriso, la parola "lapislazzuli" sa risvegliare in me il gaudio e la gioia di vivere. ...lapislazzuli...eh eh eh... è più forte di me. Altre parole invece trasmettono emozioni più sanguigne, carnali, sono parole che ti riempiono la bocca come "tortona", "cremona", "burro", "uovo", solo pronunciarle risveglia corpose sensazioni. E' bello sapere di avere sempre dietro un antidoto per i momenti di fiacca, che non richiede custodie e siringhe. Perchè, a volte, basta una semplice parola.

martedì 23 novembre 2004

Pensiero felice II
Il mio pensiero felice di oggi è il rumore del phon che viene dal bagno mentre mi crogiolo ancora nelle calde lenzuola.

lunedì 22 novembre 2004

Cantiere aperto
La disperazione di un giovane lo può portare anche all'IKEA una domenica pomeriggio. Entro con il più sano entusiasmo nel cuore, ma il mio gioviale sorriso svanisce sempre più alla vista di quei mobili di cartapesta, rivestiti di finto legno, laccato con i colori di un altro legno ancora. Delusione qualitativa che si somma allo spropositato valore monetario attribuitogli. E quando il disincanto si era ormai quasi del tutto impossessato di me, eccolo. Bello, scuro, pelle d'ebano, è lui, Markör. Nome da fotomodello svedese, piedi ben piantati a terra. Il tavolino venuto dal freddo. Un coupe de foudre. Proprio figo. Il prezzo non è esagerato. Non avrà sicuramente la qualità di un tavolo artigianale... ma sono sempre stato un esteta. Preso. E devo ammettere che nel prezzo del mobile è anche compresa la gioia e la soddisfazione personale di assemblarlo con le proprie mani. Ogni sano uomo ritrova il divertimento bambino dei lego ed al contempo le primitive soddisfazioni derivanti dagli arcaici piaceri del costruirsi la propria tana. Una scarica di testosterone ad ogni colpo di cacciavite. Così a torso nudo e jeans da lavoro. Ed una volta finito una bella birra ghiacciata ammirando la propria opera stagliarsi come un marmo di Canova. Ora la mia casa ha un tavolino. Hanno preso il via ufficialmente i lavori di ristrutturazione interna della tana. Previsione fine lavori...

venerdì 19 novembre 2004

La patata tira
Incredibile la quantità di moscerini, che può creare una patata dimenticata dalla tua ex-coinquilina dietro le pentole nel mobile della cucina. Ed ancora più incredibile è la sfiga di scoprirlo alle otto del mattino mentre ti fai il caffè. Rimani pietrificato ed immobile attendendo che il tuo cervello elabori la situazione. Che fare? 1)Faccio finta di niente, rimetto davanti le pentole, mi bevo il caffè e ci penso domenica sera 2)Programmo delle visite guidate a questo spettacolo della natura 3)Spruzzo una marea di deodorante sperando che muoiano da sole prese dal senso di colpa per la loro scarsa igiene personale 4)Abbandono il caffè nel suo scrigno di acciaio, mi rimbocco le maniche e armato di candeggina ripulisco il tutto. Inutile dire che, forse complice la mia congenita confusione mattutina, ho optato per l'ultima soluzione. Niente colazione, niente barba fatta, valigia per il we approntata alla rinfusa (probabilmente ho dimenticato il mio cappello da giullare preferito), ed in più nel cuore il dolore di aver provocato un entomologico genocidio.

mercoledì 17 novembre 2004

Pirata
La moda dell'orecchino maschile è nata con i pirati. Portavano questi monili d'oro all'orecchio di modo che, in caso di morte improvvisa, chiunque potesse prenderlo ed utilizzarlo per il pagamento della cassa. Affascinante questa estremizzazione dell'autonomia e dello spirito nomade dell'individuo. Niente case, banche, parenti o amici. Se stessi, la propria vita tutta addosso.

Quanto mi piacerebbe ogni tanto essere un pirata.

Lieti presagi
Allegre palle colorate iniziano a far capolino dai volantini pubblicitari che ogni giorno tracimano dalla mia buca delle lettere. Passeggiando per il centro paciosi Panettoni mi salutano dalle vetrine delle pasticcerie. Nuove e fiabesche luci si affiancano ai soliti lampioni. Lo sento. Il canuto e corpulento signore in rosso si sta finalmente lisciando la barba e lucidando gli scarponi.

martedì 16 novembre 2004

Gestapo alive
Entro nell'atrio di Palazzo Grassi. Bello, immenso e rimango rapito, un po' come tutti, dalla mastodontica ricostruzione tridimensionale del "sogno provocato dal volo di un'ape intorno a un melograno". Le ciclopiche forme delle due tigri, l'imponente pesce rosso e l'immane melograno risvegliano in me un fanciullesco desiderio di possessione. Impossibilitato, per ovvi motivi, alla possessione fisica di quell'immenso mi accontento di un puerile ricordo figurativo. Va beh... pazienza. Salgo al primo piano dove ha inizio la mostra e prima di addentrarmi nel vero, allucinato mondo di Dalì volto lo sguardo e mi trovo ancora davanti la fallace tigre che già mi aveva rapito dabbasso. Ma sì...faccio una fotina...ai quadri no...vengono uno schifo...meglio comprare il catalogo...ma questa...non c'è neanche sul catalogo...neanche sulle cartoline...la macchina me l'hanno fatta lasciare giù...maledetti...ma ho il cellulare...ma sì...una fotina in qualità "orrible" con il cellulare...tanto per avere un ricordo...puntare...CLICK! Da non so quale oscuro meandro scaturisce all'improvviso una guardiana che mi si avvicina e con fare da Gestapo mi intima di cancellare immediatamente la foto dal telefono pena la sua requisizione. Non mi dilungo in discussioni che so già inutili sull'assurdità della cosa, mento spudoratamente dicendo di non aver ancora scattato e metto via il cellulare. E come se questo non bastasse vengo seguito per tutto il tragitto della mostra come neanche un gruppo di turisti iracheni con evidenti rigonfiamenti sotto le giacche in visita alla Casa Bianca. L'assurdità della non riproduzione fotografica delle opere viene giustificata dalla necessità di vendere cataloghi e cartoline: non va bene, ma viviamo in un mondo capitalistico in cui la cultura viene pacchettizata e per ora bisogna accettarlo. Ma l'accanimento inquisitorio del personale addetto al controllo mi fa preoccupare veramente. L'ottusità e la completa mancanza di elasticità mentale nell'applicazione di regole imposte mi fa presagire un sinistro futuro alla Asimov. Dove però non saranno i robot a sostituire l'uomo, ma l'uomo ad essere educato a pensare come robot. Brrrrr!!!!!!!!

lunedì 15 novembre 2004

Venezia val bene una messa
Vorrei potervi dare un'idea del chiaro di luna, ma è impossibile. Venezia al chiaro chiaro di luna è una città incantata; la luce argentea che inonda l'architettura moresca, l'assenza perfetta di ogni suono aspro di motori e progresso, la musica incessante delle acque producono sulla mente un effetto che non si può provare, ne sono sicuro, in nessun'altra città del mondo. E poi l'aggirarsi per le calli veneziane sotto la pioggia, con le tenebre che ti avvolgono e quella perenne sensazione di smarrimento, di mai sicura collocazione geografica che ti accompagna, che ti fa un po' pioniere ad ogni angolo di strada. Per quanto tu conosca il tragitto nulla è mai dato per scontato, nessuna via è mai l'unica percorribile. Ti lasci rapire dal lume di un vecchio lampione che fa capolino da un calle sconosciuto. E nel seguirlo ecco che ti incuinei in sempre più angusti passaggi, fino a che l'improvviso apparire di un canale o di una madonnina di gesso, incastonata in quel che fu splendido oro, ti intimano di fermarti. Allora, come in un assurdo ed architettonicamente meravoglioso labirinto, ti volti e parti alla ricerca di nuovi inesplorati percorsi. Come un pioniere da giorni nella giungla che spostando una foglia di palma si ritrova finalmente sul mare, balziamo inaspettatamente fuori da questo meraviglioso intricato groviglio. La mente fatica, dopo gli esigui spazi a cui aveva dovuto abituarsi, a riprendere confidenza con questa vastità. L'acqua, che ricopre tutta la piazza e lambisce i tuoi piedi, pare una performance artistica della città stessa. E mentre del tutto rapito dal bello, in completa estasi ammiri cotanto splendore... un piccione ti ricorda che siamo pur sempre mortali e schiavi quindi, dei fisiologici istinti.

martedì 9 novembre 2004

Inside
Un allegro tintinnio di sonagli mi avverte che i miei pensieri si stanno muovendo. Le sinapsi si sollazzano baloccando con i miei più nascosti desideri. Nuove creazioni stanno per essere partorite, lo sento. Sento che la materia grigia si sta destando. L'emisfero sinistro sta per avere il predominio sulla sua dolce metà destra. La lotta intestina, o meglio forse cerebrale, sta per essere vinta ancora una volta dalla frivolezza, dall'elasticità, dal gaudio, dal godimento, da quel sano e mascalzone entusiasmo. C'è chi porta dentro di se un bambino, chi un inguaribile romantico, chi un guerriero ispanico, chi una dolce principessa, chi lo spirito di un indomabile eroe... a me è toccato, un beffardo giullare.

Ieri sera mi sono invitato a cena
E' bello dedicare un po' di tempo a se stessi. Staccare il telefono. Accendere lo stereo. E quando si diffondono le prime note partorite da una chitarra jazz, aprirsi una bella bottiglia di Ruchè. Versarsene un bicchiere. Mettere su il risotto. E mentre dalla cucina caldi e profumati vapori irradiano l'ambiente, tu dal divano ti gusti il tuo rosso, accompagnato solo dalle note della musica che si fondono con quelle provenienti dal pentolame. I caldi e rotondi bollori del cibo in cottura donano quasi una materialità ai profumi provenienti dalla pentola. I rumori esterni vengono annullati, i vetri si appannano facendo sembrare il tuo spazio immerso nell'ovatta. E per quella sera sei ospite della tua calda tana.

lunedì 8 novembre 2004

Giungla metropolitana
Dopo un weekend a spaccare legna in campagna, con la resina che impregna i profumi nelle tue narici e il testorone che ringrazia per questa riscoperta di virile lavoro, duro è il ritorno nella metropoli. Il sonno del boscaiolo è un sonno veramente ristoratore ed al risveglio non ritrovi quelle strane sensazioni di post-sbornia perenne: mente annebbiata, incapacità di pronunciare semplici locuzioni, difficoltà nella deambulazione. La mente è fresca, il corpo agile e scattante. Quasi non ti riconosci mentre al primo trillo di sveglia balzi giù dal letto e con agile passo ti appropinqui verso la cucina...e dico cucina perchè sai che anche la tua vescica oggi riuscirà a resistere fino alla messa in opera della caffettiera. Alle otto del mattino sei carburato come di solito sai essere solo verso le undici-undici e mezzo...di sera. Con questa energia, e forse con il cervello ancora convinto di dover andare per boschi a cercare nuovi tronchi d'albero da abbattere con poderosi colpi di accetta, monti a cavallo del tuo moderno destriero e ti avventuri sul sentiero che ti porta a lavoro. Ed è qui che vieni crudemente a contatto con la realtà metropolitana che per un attimo avevi dimenticato. Quanto aveva ragione la mamma di cappuccetto rosso...mai lasciare la strada nel bosco...ma io l'ho fatto. Per poter accedere ad un bancomat, prudentemente nascosto al viaggiatore ignaro, ho dovuto lasciare l'abituale percorrenza del viale per avventurarmi temerariamente nel...controviale! Il controviale la mattina è una selva. Non vi sono regole. Non vigono sentimenti. Non vi sono precedenze. Vige la legge del controviale...se legge può essere. Le piante ti dividono dalla luce ed in questa penombra irreale fiere metalliche ti aggrediscono balzando fuori dai loro moderni rifugi. Ecco uno scooterone apparire da dietro un bidone, un camion che investe la strada balzando fuori da un portone, l'agile fuoriserie converge veloce sulla tua traiettoria provenendo da un viottolo laterale. E poi eccolo, lo aspettavi. Il moderno gippone. Che incurante dei passanti fuoriesce tranquillamente dalla sua tana in mezzo agli alberi. Persino il tuo cervello, infervorato dal vano desio di un ligneo avversario da abbattere, si trova spiazzato da tanto furore e gioisce quando, grazie ad un'abile e spiazzante manovra, si ritrova infine la strada per il viale.
E tornammo infine a rimirar le stelle.

venerdì 5 novembre 2004

Protesta
Sprazzi di sole...calore...cappotti appesi e giubbotti sotto braccio...occhiali da sole...pantaloni corti...ma...?!? Dove sono le pantofoline calde? Le sciarpe attorno al collo, i bimbi imbaccuccati...con i guantini a dita unite, il fumo che esce dalla bocca mentre parli con lei per strada, la cioccolata calda, i corroboranti minestroni, i caminetti scoppiettanti, il maglione collo alto che ti pizzica la pelle, le foglie rosse e gialle che colorano le strade, ma...oooooooooooooooooohhhhhhhhhhh...e beh?!? Li rivoglio!

P.S. E anche alla svelta!

Citazione
Tu prova ad avere
un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo
con le parole,...

mercoledì 3 novembre 2004

Presente!
Prendersi mezza giornata da lavoro ed incamminarsi sotto la pioggia silente in cerca della libreria scolastica. Una volta acquistati sfogliare i tuoi nuovi "libri di scuola". Il profumo sprigionato da quelle pagine risveglia nella memoria immagini di temperini, polvere di grafite nell'astuccio, brioches spiaccicate sul fondo della cartella e un'improvvisa voglia di fare ti investe e ti viene voglia di prendere le tue matite colorate e tempestare di colori tutte le pagine del tuo nuovo libro! I compagni di banco, l'intervallo, appendere il cappotto, combattere per il posto dietro, alzare la mano per andare in bagno, il gesso sulle dita. Il gusto di posare l'astuccio sul banco, tirare fuori le biro colorate, sistemare la brioches accanto al quaderno... e dare una bella tiratina alle trecce della bambina seduta davanti.
Sono due anni che ho finito di studiare, ma non c'è niente da fare...non sarò mai una di quelle persone veramente "finite". Non riuscirò mai a dire - Bene, ho finito di studiare ed ora mi metto a lavorare sodo -. Non ce la faccio! Mi manca. Adoro sentire il rumorino delle rotelle che girano sotto il mio cappellino a sonagli. Adoro sentire il cervellino che cresce, scalcia, si muove. Sono curioso, ma di una curiosità scimmiesca. Quella che non ti da pace...ti obbliga a sollevare i cappelli dei passanti per vedere che c'è sotto, a infilare bacchette nelle tane delle formiche, a toccare tutto quello che capita sotto mano, ad annusarlo, ad assaggiarlo.
Ora vado, devo smontare il computer e vedere che c'è dentro...

martedì 2 novembre 2004

Acqua nel cervello
il cielo é terso,
l'orologio al quarzo,
l'arco a tutto sesto